Archivio mensile:ottobre 2016

Vinca la “migliore”

Stamattina guardando l’ennesima foto scelta tra quelle di un contest per foto instantanee ho pensato “non farei mai una foto simile perchè non metterei mai una modella in una posa tanto assurda e improbabile” (purtroppo me la sono persa) da lì ho riflettuto che ormai i contest li salto a pie’ pari perchè tanto non supero nemmeno la prima fase e non perché le mie foto fossero inferiori ad altre che invece l’hanno passata, semplicemente perchè mi piace tenere le foto “sporche” senza la patinatura di una foto a rivista, perchè ancora non sono così capace con la postproduzione e perchè comunque non avrei tempo per farla bene, soprattutto perchè non voglio togliere alla foto l’espressione del mood di quel momento (la differenza tra quando voglio quella foto a quando sono scazzato e scatto di fretta). Capisco che la cosa è personale e che non posso pretendere che una giuria si uniformi al mio pensiero ma dev’essere il contrario, ma tant’è: snobbo tutto, nemmeno mi prendo la briga di leggere i bandi di concorso e pazienza se “I contest ti danno idee su cosa scattare e ti permettono di migliorare confrontandoti con altri“.

STICAZZI!

Quella di sopra è una discreta favoletta che si racconta ai niubbi e adesso vi spiego perchè:

Col digitale partecipare ai concorsi fotografici è diventato semplice. Non bisogna scegliere lo scatto tra migliaia di foto o di provini stampati, capire quali miglioramenti si debbano apportare, farlo in camera oscura o chiedere al fotografo che ti stamperà il negativo di farlo (pagando salato), stampare in 18×20 almeno, spedire il tutto in una busta rigida e incrociate le dita attendendo risposta per posta. Oggi i più ci mettono meno di un’ora, al netto della post produzione. E non considero solo quelli che poi passeranno.

Conseguenza del primo punto è che le foto inviate saranno tantissime, troppe, la prima selezione dev’essere per forza un mero sgrossamento delle foto meno curate. Io e il grosso dei niubbi finiamo qui.

Bisogna poi distinguere i concorsi seri da quelli fuffa, truffaldini o fatti per acquisire foto gratuitamente (ho partecipato a qualcuno scientemente solo per segnalare la presenza delle foto fatte a un paio di concerti). I primi hanno regole più stringenti con argomenti più centrati, quindi con partecipanti di livello medio-alto e con meno folla. Ai secondi partecipano anche i “fotografi da Instagram”. Lasciate perdere se l’unica discriminante saranno i like sotto le foto, se vi chiederanno soldi, se vi chiedereanno di cedere ogni diritto sullo scatto, se saranno loro a contattarvi chiedendo di togliere licenze come la Creative Commons da uno scatto per farlo partecipare a un concorso (utenti da bloccare prima di subitoe scatto da monitorare grazie a Google Immagini diffidando e segnalando chiunque lo usi in modo improprio). Capita che le agenzie di PR di artisti chiedano le foto fatte dai fan da mettere sul loro sito paventando concorsi in cui al massimo si vincono le stesse foto autografate dall’artista SE la foto viene scelta. OK coi le foto le avreste fatte comunque ma magari la tappa del tour a cui partecipate non è tra le primissime e i vostri scatti sono uguali alle migliaia  di scatti che lo hanno preceduto, tentar non nuoce di certo, ma sperarci è da illusi. Intanto LORO hanno un archivio fotografico di tutto rispetto a costo zero

Se cercate ispirazione coi concorsi vedere prima quello che fanno i vincitori, POI decidete se e in quale mischia buttarvi.

Occhio alla penna

Per la grafia che ho dovrei fare il medico. Per essere uno a cui piace scrivere è sempre stato il mio tallone di Achille, anche perchè scrivere scrivo ma non ho tempo per scrivere in modo leggibile. Anche per questo sono diventato bravo con le tastiere dei computer.

Come tanti, finita la scuola ho cominciato ad usare sempre meno la biro e sempre di più la tastiera (anche il codice lo abbozzavo su carta ma lo riportavo subito sul computer o non c’era speranza di decifrare il nome delle funzioni).

Però succede di aver bisogno di qualcosa che ci sia quando i tuoi dispositivi sono impegnati a fare altro o sono rimasti attaccati alla corrente e siete tu, la reflex, un’idea o un’opportunità di realizzarne una e niente su cui prendere appunti.

E allora ti viene da pensare: “Ah, se me l’avessi appuntato da qualche parte!”. Già avevo qualcosa per il brainstorming, qualcosa che funzionava su carta, ma che se portavo in digitale finivo per perderlo in un mare di versioni diverse. Anche se in modo grezzo quelle idee su carta stavano più “a galla”, la parte difficile era giustappunto decifrare quello che scrivevo.

Così mentre cercavo sul sito di Moleskine un qualcosa per le foto (credo mi fosse arrivata una newsletter con offerte sugli album) mi viene l’idea di prendere un loro quaderno (non credo ci ia bisogno di spiegarvi che non parliamo dei quaderni usati a scuola). Nero, classico elastico che lo mantiene chiuso, copertina rigida, tasca. Comincio ad appuntare le tecniche che voglio approfondire, registrando i miei progressi, appuntandomi dubbi, snocciolando parametri di scatto, segnalando gli scatti da tenere come riferimento. Oggi, complice la stampantina a sublimazione e le etichette adesive che può produrre, l’ultimo tocco: le immagini di riferimento incollate a mo’ di figurina Panini. Non resta che insegnare a leggere la mia grafia ai miei nipoti. 🙂 

Ah, magari qualcosa la riporterò su questo blog “in bella copia”.