Archivio mensile:febbraio 2017

Analfabetismo indifendibile

Quasi vent’anni fa io e altri amici universitari lasciammo i laboratori della facoltà perchè si sarebbe tenuto un corso di alfabetizzazione informatica per impiegati della PA. Era l’epoca in cui il mezzo gigaertz di clock era appannaggio delle CPU per workstation, epoca in cui capire la frase precedente era roba davvero per pochi; Internet si era appena affacciata al mondo dei “normali”, ma era ancora veicolata da tutta l’utenza “tecnica” professionale e non.

Il mantra di Bill Gates nei primi anni ’90 era “un computer su ogni scrivania”, dieci anni dopo i politici lucani hanno tentato, facendo già i primi danni, “il computer in ogni casa”, Steve Jobs dieci anni fa è riuscito a mettere un computer in ogni tasca (anche se non tutti hanno una mela sul retro). Purtroppo la cosa va vista come un mezzo disastro.

Avere uno smartphone non è obbligatorio, usare WhatsApp non è obbligatorio, stare su Facebook neanche, ma la gente  spesso vuole tutto questo anche se non sa accendere un PC (e men che meno lo sa spegnere), ma se venti anni fa era qualcosa su cui si poteva soprassedere, oggi è un’ignoranza ai limiti del tollerabile.

Hai uno smartphone in tasca, uno smartphone è un computer che telefona come un cellulare, ergo sei moralmente obbligato a conoscerne il funzionamento, a conoscere come ci si comporta in rete, a saper gestire i codici che accompagnano smartphone e servizi ad esso associati, ne più ne meno nella misura in cui si è obbligati a conoscere il codice della strada e i rudimenti di meccanica necessari a guidare un’auto.

Invece mi sento dire da gente che ha meno dei miei anni (i sesantenni li giustifico ancora perchè indotti all’errore da figli e nipoti) tutta una serie di cose che mi fanno inorridire, e non esagero:

  • Email? Non ce l’ho / Non la conosco / ma a che ti serve? (Richiesta per mandare qualche allegato che resti privato o che pesa troppo… o per riconfigurare l’accrocchio)
  • Password? Io non me la ricordo proprio, non l’ho segnata o forse l’ho scritta da qualche parte a casa (password principale del dispositivo, mica quella di un servizio di cui si può fare momentaneamente a meno)
  • Questo è l’affare, io non so come si accende e sì TI leggi il manuale e poi me lo spieghi (stocazzo, metti un’inserzione e rivendilo che ci fai una figura migliore)
  • Ma perchè usi sito/blog/Google(search)? Non è meglio Facebook? (NO!)
  • QualunqueMessenger? Ma contattami su Facebook (non siamo amici e non ci tengo ad aggiungerti, già darti quel contatto mi espone a materiale informaticamente radioattivo e non voglio la Sindrome Cinese Testicolare).

Se vi riconoscete in questi comportamenti buttate il vostro smartphone, regalate il tablet al nipote e fatevi un cellulare Brondi (ma non configurate MAI il tasto per le chiamate d’emergenza diretto). Chi ha imparato a usare queste cose non deve essere punito facendogli ripulire i vostri casini, altrimenti sottoscrivete un regolare contratto di assistenza a pagamento, che diamine.

P.S. Alla lista personalmente aggiungerei anche:

  • Che usi a fare Flickr, Facebook è meglio!

Non l’ho messa sopra solo perchè è una cosa decisamente personale ma vi farei alla piastra, come un’okonomiyaki (sperando che l’accento ci vada 😉 )