Archivio mensile:agosto 2017

Filtri che non servono

Colpa di Intagram. Le fotocamere dei cellulari di allora facevano mediamente pena e per pararne i difetti c’erano questi settaggi istantanei che aggiustavano il tiro e davano un tocco vintage/analogico a foto altrimenti bruttarelle dal punto di vista tecnico.

Oggi però su instagram postiamo con fotocamere che ti fanno contare i capelli in testa o i peli sfuggiti all’estetista (sì lo so, sono bastardo, quando mi ci metto 😀 ), colori che nemmeno notiamo ad occhio nudo e luminosità che gareggiano con gli occhi di un gatto; per cui la quasi totalità dei filtri sono inutili.

I-NU-TI-LI

Anzi sono proprio dannosi, ma così dannosi che spesso sono tentato di cambiare licenza Creative Commons pewr le mie foto e vietare opere derivate da esse, negando il consenso a usare filtri su di esse (magari si potesse proprio impedirlo!).

Chiariamoci, quando pubblico una foto, questa viene prima rifinita nei toni e nella luminosità DA ME, e solo quando ne sono soddisfatto viene compressa in Jpeg e data in pasto al pubblico. Un filtro è ridondante, pleonastico, superfluo… continuate voi che non mi vengono più sinonimi.

Mi è capitato di vedere foto fatte con una reflex con colori bilanciatissimi, vesti coloratissimi su corpi ambrati da un’abbronzatura agostina… venira appiattiti da un filtro solarizzante che manda tutto a pallino.

Avete presente la Bellucci? Ecco un filtro messo male è come la recitazione della Bellucci: non serve! (però come dice “Brillocco” lei…)

C’è una sola categoria che salvo: quelli per il bianco e nero e quelli artistici alla Prisma, ma solo se usati con parsimonia

Fotoritratti

Mi hanno fatto LA domanda. Più precisamente una ragazza che non ama farsi fotografare e che io pendo un po’ in giro fingendo di scattarle foto mi ha chiesto: “Ma perchè proprio alle persone le devi fare? Non sono più belli i paesaggi e le case?” Mia risposta: “Dopo un po’ mi scocciano, anche perchè le case interessanti del paese le ho fatte tutte.” Il problema, comunque, era il suo che non ama i suoi ritratti e non il mio che cerco il contatto emotivo con un’altra persona. Perchè sostanzialmente di questo si tratta: due individui che entrano in contatto mediati dalla macchina fotografica, la rilettura di una persona attraverso i miei occhi e la mia sensibilità, ciò che io percepisco di lei che non corrisponde necessariamente al suo modo di vedersi. È proprio allora, anzi, che avviene il miracolo, che seppur nel mio piccolo faccio arte.

Sono timido, anche abbastanza introverso e non mi apro facilmente al resto del mondo, la fotografia è la scusa che mi costringe a interagire con un’altra persona, che mi fa piovere addosso complimenti e critiche con cui fare i conti, stupire qualcuno con un suo ritratto alimenta un ego che di solito se ne sa rintanato all’ombra incerto se il mondo ce l’abbia con lui o se neanche ci si accorge che esiste. Dopo quest’anno, poi, ogni ritratto riuscito è stato un vero toccasana per il morale e per fortuna ce ne sono stati, prima che la dipartita della batteria della macchina fotografica mi costringesse a uno stop forzato a Ferragosto. rivedere una conoscente, portatrice di una delle più belle paia di occhi che ricordi e che dieci anni fa avrei voluto fotografare ma non ho mai avuto il coraggio di proporglielo, certo com’ero di un rifiuto. Beh, quest’anno due foto al volo le ho fatte e sono anche venute bene. Magari la prossima volta riesco a convincerla a migliorare il risultato. 🙂

La cosa non è mai facile e bisogna parlare chiaro e giocare pulito, spesso (quasi sempre) la foto si ruba per poi farla vedere a chi si vuole coinvolgere (ovviamente non si fa con le perfette sconosciute) e quindi chiedo il permesso di pubblicarla. Quest’anno è capitato che qualcuna non capisse che se chiedo qualcosa voglio una risposta precisa a cui attenermi e non un “Sì per non dire No”, questo perchè si cerca la spontaneità e bisogna poi convincere chi non si sente portata per posare, conquistarne la fiducia per farla mettere in gioco, da amatoriale non faccio le cose in modo serioso, chiedo a gente che conosco abbastanza da potermici rapportare in modo cordiale e amichevole, con cui si riesce a scherzare in modo da non far pesare loro la presenza dell’obiettivo

Ultimo paragrafo dedicato all’immancabile stupidario. Ci metterei anche l’episodio raccontato all’inizio ma lì la cosa è dettata dall’eccessiva oggezione per la macchina fotografica, peggio dicono i soliti che pensano che lo faccia per avvicinare ragazze che voglio “farmi”, come nel miglior luogo comune, gente che mi chiede se proporrò un nudo alla tal modella (mi si sta candidando ad asssistente? Peccato che, nel caso, molto probabilmente lei avrebbe unA assistente per trucco e parrucco e il o la mia assistente starebbe un passo dietro di me). Fatico a levarmi da torno gente che ci scherza su “troppo”, nel senso che va bene una battuta ogni tanto, ma incedere sulle solite battute sessiste e maschiliste quando magari ci stanno anche alcune candidate presenti non credo giovi alla causa. Ultimo caso: di fronte a uno dei miei ultimi bianco e nero, uno se n’è uscito con “Anch’io ho fatto una foto a TIZIA, solo che l’ho fatta senza filtri”. Non ho potuto che rispondere un diplomatico “Anch’io!” Indicando la foto.

Prima o poi farò anche il post sui filtri, anche se temo che saranno caratteri sprecati, proprio come il 99% dei filtri usati su Instagram.

Ostilità verso la netiquette

Ho cominciato a usare strumenti telematici tardi. Tardi se consideriamo quelli della mia generazione che magari erano già avvezzi alla comunicazione via modem già da un decennio, quando io ho cominciato. Mi furono spiegate le “regole del vivere civile” di quel mondo, ho imparato ad apprezzarle quando mi sono trovato a moderare gruppi, capendo i motivi perchè fossero necessarie e, soprattutto perché funzionavano. Oggi, con la massificazione di Internet quelle regole sono ancora attuali, utili, da conoscere ed applicare, sono frutto del buon senso applicato alla telematica. EPPURE SE MI TROVO A SPIEGARE GENTILMENTE A QUALCUNO, ANCHE IN PRIVATO, DOVE HA SBAGLIATO NEL DIRE O FARE QUALCOSA, IN PRIVATO E LONTANO DAL CLAMORE, PASSO SOLO PER CAGACAZZI. Parliamo di gente che magari quando io vedevo per la prima volta internet, giocava col Sapientino o si perdeva nelle istruzioni del videoregistratore (tecnologia avanzatissima già con 15-20 anni sul groppone, mica parlo dei primi VHS). Beh, a molti di questi, ovviamente se stessimo in confidenza, risolveremmo col solito, bonario, vaffa :-), farò presente che NON ESSENDO CAZZI MIEI COME USA FACEBOOK E SIMILI, DEI SUOI DISPOSITIVI CHE NON FUNZIONANO MI FREGA ANCOR MENO. Se non siete d’accordo potete anche togliermi l’amicizia.

Account e profili in comune su Facebook? NO!

Cos’è un account? È un accesso esclusivo, garantito e personale a una risorsa (di tipo informatico, nel caso che c’interessa). L’esclusività è data da un nome identificativo univoco associato ad una password personale che garantisce l’accesso al solo titolare, il servizio viene garantito da un accordo di licenza (la EULA: End User Licence Agreement).

Capite da soli che un account non va condiviso tra più persone, nel senso giuridico del termine, cioè l’unico modo perchè questa pratica sia giusta è che la titolarità dell’account sia data a una persona giuridica composta da più persone fisiche (mail o pagina di associazione culturale, società commerciale e simili).

Veniamo a Facebook. Facebook è un social network tarato sulla persona fisica: un account, un profilo, una persona, per i “collettivi” ha ideato (in un secondo momento) le pagine. E così deve andare, credetemi. Vi elenco brevemente le ragioni per cui i profili condivisi sono il male di facebook.

  • Sicurezza: una password condivisa da due persone è una password conosciuta da una persona di troppo, doppia probabilità di smarrirla o di farsela fregare
  • Con chi sto parlando? I vostri amici come sanno a chi si stanno rivolgendo, pensate ad una coppia di amici: parlate con lui nello stesso modo in cui vi rivolgete a lei? Non direi ecco immaginate la difficoltà a cui va incontro qualcuno che si vede arrivare la richiesta di amicizia da voi e non sa chi dei due l’ha mandata, poi non saprà mai con chi stia parlando fino a quando non lo dichiarerete. Non vi sembra inutilmente crudele? Che problema c’è ad avere ognuno il proprio profilo?
  • Prova di fiducia: la più grande cazzata che uno si possa inventare. Di solito è la parte gelosa della coppia che lo propone. Desiderio di controllo che però non ha senso. Farsi un secondo profilo è un attimo, esistono app che permettono la gestione di più profili (e no, non si dà nemmeno la password del cellulare). Ma il motivo più importante per cui non si fa, soprattutto se siete abbastanza giovani è: a lasciarsi ci si mette un attimo, in mano a chi lascereste la vostra vita digitale? Sicuri di voler correre il rischio? Ho visto gente che ci è passata andare in paranoia fino a quando non ho pulito il suo telefono e il suo computer e riconfigurato tutti gli account con nuova password e accesso a due fattori. Fatevi una pagina Tizia&Caio_persempreinsieme così quando “per sempre” non sarà più, dovrete cancellare solo quella.