Cambio di armatura: mi piace troppo il Jet Black

…e ar cavaliere nero nun je devi…

Premetto: per qualcuno potrei essere brusco, per altri (spero la maggior parte) ovvio, ma preferisco mettere le cose giù chiare perchè pare ce ne sia bisogno.

Sono “bravo coi computer” OK, ma questo non vuol dire che sappia usare tutti i dispositivi elettronici che esistono sul pianeta.

Perfettamente inutile mandarmi un telefono o un computer con un sistema operativo che io non uso e non mi sogno minimamente di usare pretendendo che vi risolva il problema in mezzo minuto. Potrei darvi una mano a risolverlo ma perderò il mio tempo per capire un vostro problema, molte delle cose che farò saranno cose tanto stupide che in 20 minuti potevate farle da soli, ma secondo voi:

  • Io devo leggere il manuale del vostro dispositivo
  • Io devo interrogare Google per risolvere un problema che io non ho e non avrò mai.
  • Io devo mettere le mani nella vostra roba, usare e gestire le vostre password.

Se per voi è normale questo, per me non lo è. Non esiste e se lo faccio o l’ho fatto per gente di cui m’importa qualcosa, non vuol dire che lo farei per chiunque. Troppo tempo da perdere e troppe responsabilità che non voglio.

Aggiungo: se mai l’ho fatto per voi in passato non vuol dire che giustifichi la vostra ignoranza anche in futuro, se puntualmente demandate a me la cura dei vostri dispositivi mettete in conto che possa dirvi “Ti arrangi!” Perlchè io comincio ad averne davvero piene le tasche, perchè lo smartphone non è una prescrizione medica, perchè quando sono io a chiedere aiuto, “tu” sostanzialmente te ne fotti di me e dei miei “insulsi” problemi. Io lo faccio a titolo di favore, mi basta un “grazie” ma mi piacerebbe vedere che dopo avervi dato una dritta, voi di quella dritta ne fate tesoro e la prossima volta ci provate da soli.

In fondo vi considero esseri intelligenti e se vi correggo è perchè credo che non siano parole al vento, perché volete farmi ricredere a tutti i costi?

Meme ignoranti

Stamattina, nel solito Facebook inciampo in un meme:IMG_1602 (1)Ora, che dire: vinciamo (verbo coniugato alla prima plurale, perchè anch’io tifavo per gli azzurri) meritatamente la semifinale olimpica con gli USA, ma quelli ti hanno portato al quinto set, non è che stavano in campo ad offrire m&m’s.

Ma è l’iperbolicità del tifoso del giorno dopo un’importante vittoria e la possiamo perdonare.

La Luna non è in discussione, quindi. IL DITO CHE LA INDICA Sì! La prima metà di quel meme è una caccola gigante!

PRIMO: avessero bombardato l’America 50 anni fa forse non saremmo qui, saremmo tutti morti in un olocauso militare. Posso essere “iperbolico” anch’io? PIRLA!

SECONDO: che aereo ci metti? Un bombardiere sovietico? Manco per il… manco per niente! Ci metti un bombardiere della RAF. Un cazzutissimo bombardiere britannico, che è stato in servizio per mezzo secolo, diventa il bombardiere del suolo americano. Ancora: PIRLA PIRLA! (Comincio a capire Sgarbi e la cosa non mi rende tranquillo 🙂 )

Ora io più che essere un appassionato di aviazione, sono uno che ne vorrebbe sapere di più in merito. Non conoscevo l’aereo fino a quando un amico su Facebook (credo) non mise un articolo che parlava del pensionamento dell’ultimo esemplare, sono passati anni ma stamattina come l’ho visto, il facepalm è stato automatico e… doloroso. mi ci sono voluti due minuti per tagliare l’immagine dell’aereo e darlo in pasto a Google Immagini, che in mezzo secondo mi ha mostrato di tutto e di più.

Non lo so perchè me la prendo tanto, forse perchè non c’ero durante la crisi cubana ma quella libica (Reagan e Gheddafi che bisticciarono) sì e per fortuna che l’altro si chiamava Gorbachov, uno che a bombardare l’America proprio non ci teneva.

Social Tag: istruzioni per l’uso

La metto giù piano.
Se Tizio vuol condividere qualcosa su Facebook la mette in bacheca, giusto.
Se Caio e Sempronio erano insieme a tizio giustamente verranno taggati dare la possibilità anche a loro di leggere subito i sagaci commenti degli amici di Tizio. E va bene. È giusto così!

A volte però Tizio esagera. A volte però Tizio esagera moltissimo. A volte Tizio la fa proprio fuori dal vaso! Di più: Tizio piscia proprio sul muro di casa di Caio e Sempronio. Perché lo fa? Per il motivo più antico al mondo: marcare il territorio.

Andiamo di esempio pratico.

Tizio organizza qualcosa o vuol promuovere una qualche iniziativa personale. Tizio tagga una congrua parte dei suoi contatti, mica solo i suoi amici Caio e Sempronio. Tizio così facendo raggiunge in un sol colpo le bacheche di tutti quelli che leggono i post degli “amici degli amici” (quasi tutti quelli che stanno su Facebook, insomma), anche se lui in bacheca non ce li ha. GENIALE? EH, NO, CARO TIZIO!

Facendo questa cosa ti qualifichi solo come un “FOTTUTISSIMO SPAMMER” uno di quelli che nella posta elettronica finisce nella cartella “Indesiderata”, perchè, pensaci caro Tizio: pensa alle notifiche che tutta la gente taggata riceverà a ogni cazzo di commento che faranno sotto al tuo post. Decine, se non centinaia di squilli inutili che possono anche costringere a silenziare il cellulare (e non sempre è cosa buona).

Cari Caio e Sempronio, non sentitevi in colpa a rimuovere il tag, non fatevi scrupolo a chiedere a Tizio di NON FARLO PIÙ e, se Tizio perseverasse nell’errore, MANDATELO AFFANCULO SENZA RIMORSI perchè è lui a chiederlo.

Caro Tizio, vuoi mantenere le tue amicizie social? Non taggare mai a sproposito (cioè nel caso 2) più di dieci persone. Anzi già oltre i 5 contatti taggati il rischio di lamentele è alto.

Io ve l’ho detto.

Che mi fai una foto?

Scena: Esterno giorno. (Ma anche notte o crepuscolo, non fa molta differenza) Tu sei in giro a far foto per una qualsiasi ragione e Lui (può essere anche una “Lei” ma in questo post useremo il maschile perchè ci si riferisce al “Soggetto Indesiderato”) è lì ad aspettarti: seduto all’ombra su una panchina, appoggiato al muro, a spasso con altri amici e ti farà la richiesta:

– Che, mi fai una foto?

Con varianti ed eventuale aggiunta di complimenti alle tue doti di fotografo e/o alla qualità della tua attrezzatura, fregandosene se sta parlando a un professionista o ad un fotografo amatoriale. Tenete conto che Lui spesso fa false richieste: l’unica risposta che crede possibile è solo il “Sì” fa niente se voi state cercando altre tipologie di scatti e fa niente che lui abbia in tasca uno smartphone con cui farsi tutti i selfie che vuole; Lui vuole che voi gli facciate una foto, ovviamente gratis, anche se voi facendo foto ci campate.

Quanto segue è frutto della mia esperienza ed è indirizzata a chi ha appena cominciato a girare con reflex al collo, a chi ci gira già da un po’ (i commenti sotto possono ospitare anche condivisioni di esperienze o aggiunte alle casistiche) e a chi non sapeva di appartenere alla “categoria”.

Oh, intendiamoci non tutti quelli che chiedono foto sono soggetti indesiderati, ci sono anche i soggetti inaspettati, quasi tutti quelli a cui si risponde affermativamente.
A domanda si risponde, per educazione spesso non si dà un Sì o un No secchi ma si cerca di motivare il diniego o il consenso. Andiamo ad analizzare alcune risposte tipo partendo dai No per arrivare piano piano ai sì.

No

Mi spiace mi sta scappando un Pokemon

Scusa utilizzabile solo da chi sta usando uno smartphone: volete far scappare a gambe levate il vostro Soggetto indesiderato. Qualcuno si pentirà pure di avervi rivolto la parola, se va di culo vi levano anche l’amicizia su Facebook.

Ho la batteria scarica/Ho la memoria piena

Può essere vero oppure è solo una scusa, Non insistete, tanto la macchina si spegnerà subito prima di scattare o la foto non verrà salvata, in ogni caso è tempo perso per entrambi.

Sto scattando QUESTA COSA e la scheda non e mia

Anche qui vero o no, meglio non insistere soprattutto se il fotografo è un professionista (a cui comunque non andrebbe MAI chiesto in quel modo).

Non c’è luce

Sto fotografando un concerto e ho la macchina settata per la luce presente sul palco fare una foto a gente sotto il palco non è così automatico, se vi si dice no lo si fa a ragione, non insistete

Non ho l’ottica giusta

Come sopra se ho montato un super-teleobiettivo non chiedete foto o vi fotografo il neo sulla guancia non la vostra “bella” faccia, se poi siete anche in gruppo ateo anche la figura dei pirla. Stessa cosa se ho un obbiettivo cortissimo.

Devo correre a casa per mandare le foto via Internet

Ho promesso le foto a un giornale e devo correre per inviare le foto ad alta definizione via mail alla redazione NON HO TEMPO! RAUS!


SCATTO. Adesso devo scappare, te la do appena la sviluppo

Rifiutarla e perdere tempo per farvi capire il perchè, superando le vostre insistenza costa troppa fatica, scatto ma col cazzo che poi ve la do.!

Te la scatterei, ma lì non va bene

OK possiamo farla ma vi dico io dove e come farla. Se dobbiamo, almeno cerchiamo di farla bene.

OK, ma Senza flash farà schifo

OK la facciamo ma in queste condizioni non garantisco il risultato, risposta svogliata di qualcuno evidentemente scazzato ma che cerca lo scatto che magari fa svoltare la giornata. Portate pazienza e mettetevi in posa come dice lui.

Anche 10!

Tu chiedi a me di farti una foto? Mi togli dall’imbarazzo di chiedertene una! Se poi chiedessero il selfie insieme, è JACKPOT

In conclusione. Conviene chiedere foto solo a chi si conosce bene e si è in confidenza, gente che non dovete rincorrere per avere lo scatto (tranquilli che lui non lo farà mai se rientrate nelle prime 9 risposte). Chiedere a gente con cui non si è in confidenza espone se va bene a dinieghi, se va male a sonori “vaffa”.

E poi riflettete: lascereste una vostra foto nel telefono di un illustre sconosciuto?

Fotocicogna arrivata

Un paio di anni fa, alla ricerca di un obbiettivo capace di buoni ingrandimenti che non costasse un capitale scopro la “categoria” degli obiettivi catadiottrici, obiettivi molto compatti sia nelle dimensioni che nel prezzo 🙂 ma con prestazioni più che accettabili, che vengono gestiti dalla reflex come se questa fosse collagata ad un telescopio (la faccio molto facile). Niente automatismi, tutto manuale, nessun passaggio di informazioni da ottica a corpo macchina, di colpo si torna indietro di 40 anni.

Vedo un po’ di foto, mi piacciono pure, c’è quello sfocato a “ciambella” causato dalla presenza dello specchio sull’asse delle lenti e del buco corrispondente che si mostra mano a mano ci si allontana dal piano di messa a fuoco (per chi non capisse, scusate ma è ottica elementare, più semplice non riesco). A me piace e POI si rivelerà anche utile quando si dovrà vedere a occhio se il soggetto è a fuoco.

Leggo qualche recensione di alcuni modelli (poi scoprirò trattarsi della stessa ottica) e cominciano i dubbi, alcuni giudizi negativi su siti di ecommerce e alcuni forum però cominciano a puzzare di marcio, non corrispondono alle foto che ho visto in giro (che accompagnavano però recensioni tutto sommato positive).

L’ottica in questione era il Samyang catadiottrico 500mm o 800mm F8.

Critiche principali su luminosità non eccelsa, difficoltà di ottenere immagini nitide (messa a fuoco, profondità di campo, stabilità e micromosso)

Ragioniamo un attimo sui numeri: TUTTI gli obbiettivi con quell’apertura e lunghezza focale soffrono di quei difetti, ma teniamo conto che un obbiettivo medio oggi a 300mm ha aperture di F5.6 circa due stop in meno per meno della metà della lunghezza focale. quello che gli altri anno sono stabilizzatori e messa a fuoco e calcolo dell’esposizione automatiche.

Di che si lamenta chi lo stronca? Non starà criticando l’umidità dell’acqua? com’è che nessuno stroncatore recensisce il modello da 500mm di focale con apertura F6.3 che è uno stop circa in meno?

Lo metto in lista su Amazon e aspetto di avere il budget necessario (e la bella stagione). Settimana scorsa faccio l’ordine per trovarmi pronto al tranzito di Mercurio del 9/5, insieme ad un filtro Astrosolar (che al momento in cui sto scrivendo ancora sta in giro per la Penisola).

Ieri arriva il tutto e, tenedo a portata di mano il cavalletto ma senza poterlo usare causa pioggia, provo a scattare qualche foto a mano libera, decisamente scettico sui risultati ottenibili.

E invece, usando banalmente la regola del reciproco della focale per i tempi di posa e regolando gli ISO invece dei diaframmi (se non l’avessi detto, il diaframma è fisso) riesco ad ottenere risultati apprezabili per delle foto di “test” (puntavo, focheggiavo e scattavo senza curarmi troppo del soggetto).

Giudizio breve: BELLO

Curiosità: per testare una app di controllo remoto appoggio la reflex sulle ginocchia mentre sto seduto in poltrona, miro spostando il ginocchio e inquadro dall’iPhone (con un lag notevole), aggiusto il fuoco e scatto, inquadratura sporchissima ma foto nitida, pure troppo.

E ve lo dice uno che non ha una mano fermissima. Due o tre foto finiranno a breve su Flickr

Logitech K480: velocissima recensione a caldo

Scrivo due righe per recensire e testare al volo una tastiera Bluetooth per dispositivi mobili.

La Logitech K480 è una tastiera Bluetooth pensata per essere usata con tablet e cellulari (infatti per momentanea indisposizione del mio iPad la sto usando con l’iPhone) cosa che fa abbastanza strano poichè la tastiera è di dimensioni molto generose, dimensioni da scrivania più che da ginocchia, con un solco in cui alloggiare il dispositivo a mo di leggio.

Primissima impressione: strano, parecchio strano. La tastiera è più grossa di una tastiera Apple, il piano dei tasti è molto più in alto rispetto a una tastiera normale, la corsa dei tasti è lunga ma la risposta è ottima dando una buona sensazione di solidità, ma occorrono dita ben allenate o le falangi cominciano a dolere (puff pant, maledette tastiere comode!). NOnostante tutto mi piacciono le tastiere su cui si può pestare senza preoccuparsi di sfondare i tasti è questa è una di quelle

Facilità dell’accoppiamento? Bisogna passare dal pannello delle impostazioni ma si fa in fretta e si fa una volta sola poi la tastiera ricorda fino a tre dispositivi richiamabile con l’apposito selettore (per esempio, sapendo di doverla usare per lo più con l’iPad, ho usato per l’iPhone la posizione 2, la numero 3 la userò per un vecchio tablet usato da mio nipote su cui spero di insegnargli a “scrivere al computer”).

Il prezzo: tutto sommato non cara, aggiungiamoci che l’ho presa con un’offerta durante il Prime Day di Amazon, direi: quasi regalata. (Meno di 1/4 rispetto alla Magic Keyboard 2 della Apple, non ho idea della proporzione con la tastiera-cover dell’iPad Pro)

Il vero giudizio a una tastiera credo si possa dare solo quando si verrà costretti a cambiarla per logorio delle parti, fino ad allora il giudizio è “promossa”.

Ritorno all’analogico

In quasi 13 anni di foto digitali, il supporto cartaceo non si riesce proprio a lasciarlo nel secolo scorso. Decine di migliaia di scatti, magari non tutti meritevoli di passare alla storia ma magari qualche decina di migliaia di stampe meriterebbe di salvarsi dall’oblio digitale garantito dalla fallibilità accertata dei supporti su cui le abbiamo salvate. Non siamo come i nostalgici dell’odore della carta dei libri: un libro cancellato, alla peggio si ricompra. Una foto persa è una foto persa, non te la ridà più nessuno e allora meglio averne una copia anche su carta, credetemi.

A parte i service di stampa online e non, ottimi per volumi di stampe medio-grandi e per la stampa di oggettistica personalizzata con le nostre foto, quando vorremmo stampare una particolare versione di uno scatto magari servirebbe averle subito e soluzioni in giro ce ne stanno: stampanti a sublimazione, inkjet, tecnologia Zink… E poi sono tornate loro: le istantanee Polaroid, anzi di The Impossible Project. Prima di spiegarvi perché ho scelto questa strada vi spiego un attimo chi sono questi.

La storia di Impossible la potete leggere nello specifico qui, in breve: gli impiegati dello stabilimento olandese in cui si producevano alcuni tipi di pellicole Polaroid è stato rilevato dagli stessi impiegati che si sono assunti l’onore di fare reverse engeenering di tutto quanto, hanno riformulato i reagenti per lo sviluppo a causa delle norme anti inquinamento della UE e, una volta ottenuto un risultato commercialmente valido, hanno riportato in pista le vecchie macchinette Polaroid ricondizionando tutto l’usato che riuscivano ad avere dagli appassionati delle macchinette istantanee. Al momento stanno lanciando la loro prima macchina fotografica la Impossible Type I-1, ma erano già presenti sul mercato, oltre che con le pellicole e il servizio di ricondizionamento dell’usato, anche con l’Impossible Instant Lab I-Type, soluzione che introduce una nuova cartuccia priva di batteria (le Polaroid erano alimentate da una batteria inserita nella cartuccia che si cambiava ogni 10 scatti), quindi a minor impatto ambientale, ma che supporta anche le vecchie serie 600 e SX-70. Devo ammettere che quando un annetto fa lessi di loro pensai: “Ma chi glie lo ha fatto fare!”. È il sistema che costa più di tutti con una singola stampa che supera i 2€ di costo,, ma ammettiamolo: ha un fascino tutto suo, la piena riuscita dello sviluppo non è certo e dipende da tutta una serie di fattori che va a influenzarne la chimica: freschezza delle pellicole, loro corretta conservazione, temperatura a cui si è scattato e temperatura in cui si fa sviluppare la foto, luce presa durante lo sviluppo. Capirete anche voli che ogni singola lastrina fa storia a sè ogni singola lastrina è un pezzo unico; ogni singola lastrina è un posto d’onore per quegli scatti che se lo meritano.

Ma il fattore che mi ha fatto decidere è anche il ritorno alle mie origini: la mia prima macchia fotografica era una serie 600, mi fu tolta, da chi me la regalò, quando il prezzo delle cartucce diventò proibitivo (e io non me la facevo durare nemmeno dieci minuti). Ma il senso di aspettativa che ti faceva contare i minuti e fissare la lastrina che da grigia diventava giallina e poi cominciavano ad apparire i soggetti fotografati ha lasciato un’impronta che a quanto pare non si è cancellata. Mi è bastato vedere alcuni scatti fatti con quelle pellicole per innamorarmene e individuare tra i miei gli scatti meritevoli di un simile trattamento, peccato solo che adesso si debba sviluppare al buio ;-).

Ve lo dico subito: non chiedetemi Polaroid gratis! Qualcuno potrebbe riceverne, ma sono eccezioni che decido io, se ne vorrete dovrete contribuire al loro acquisto con un paio di Euro. L’era del tutto gratis finisce con Impossible Instant Lab.

Molti mi conoscono come un fanatico del digitale e in parte lo sono, ritenendo la musica digitale, gli ebook e le foto digitali un grosso passo avanti che permette a chiunque di usufruire di questi media a prezzi mai così bassi (sono anche un fanatico del “se ti piace, allora pagalo e non rubarlo”). Qualcuno non si spiega perché mi sia buttato su una tecnologia di trent’anni fa e non su una stampante a sublimazione o similare tecnologia di stampa digitale.

In parte l’ho già spiegato: ritengo la fotografia un processo che deve essere digitale solo nel momento in cui la luce viene letta dal sensore e nella postproduzione, per il resto si dovrebbe mantenere un processo analogico: filtri colorati davanti alle lenti e processi di stampa ottica con carta sensibile deve essere sempre preferibile ai filtri prefabbricati, per quanto potrebbero coesistere e integrarsi. La stampa a sublimazione o inkjet o a trasferimento termico su carta chimica ha un senso ma appiattisce il discorso di molto, utile ma deve essere alternativo e non il contrario. Perché? Banalmente, il motivo è da ricercarsi nella unicità che lo scatto fotografico deve avere. Ogni modifica fatta in post produzione si finalizza con la stampa e una stampante “digitale” (concedetemi il termine anche se è un’approssimazione del processo) rende tutto uguale, mentre il processo di stampa chimico è influenzato da molti fattori che ne andranno a definire il risultato finale.

Ripeto, non sto dicendo che bisogna usare i procedimenti analogici E NON quelli digitali, ma che si dovrebbero preferire, senza demonizzare il digitale che ha dalla sua la praticità della trasportabilità e della rapidità e facilità di esecuzione.

Non ho mai amato l’abuso dei filtri che si fanno con app come Instagram o Rebrica, eppure il loro scopo è (era) portare in digitale i colori delle Polaroid, ma l’uso sconsiderato e acritico di solarizzazioni e acidificazioni dei toni scuri ha portato solo al proliferare di brutte foto o, peggio, di foto rovinate dal filtro sbagliato. I colori acidi, molto o poco saturi erano una sorta di firma di una certa particolare pellicola e prima ci si ingegnava per trovare la luce che esaltasse quella qualità o banalmente si usava un altro tipo di pellicola, ma se ci si svena e si dà fondo al portafogli per comprarsi l’ultimo smartphone o l’ultima reflex che è stata studiata per avere i colori fedeli alla realtà trovo stupido andate a rovinare una foto solarizzandola oltre misura.

Trent’anni fa quelle erano foto rovinate dal sole, sbiadite nelle cornici in anni di esposizione sui mobili del salotto o appese alle pareti in pieno sole. Adesso c’è chi le ostenta per avere like ruffiani sui social. Sono vecchio? Può essere. Resta il fatto che certe foto fanno davvero schifo, e magari, prima di mettere quel dannato filtro, erano da 10 e lode.

Se il Lab dovesse funzionare credo che prenderà una piccola percentuale delle foto che scatto dallo smartphone e forse qualcuna fatta con la reflex, così come uso Instagram spero di cominciare a pensare gli scatti per la pellicola, e magari finalmente mi deciderò a prendere una stampante a sublimazione, anche se il formato 10×15 mi sta un po’ stretto, è sempre doppio rispetto a quello Polaroid. Devo fare solo spazio in casa per le scatole di foto che arriveranno.
Un ultimo paragrafo voglio dedicarlo alla Polaroid di oggi, quella che ha cercato di reinventare una sorta di istantanea con una stampante priva di inchiostri che usa una carta chimica in tricromia denominata ZINK. Tutto molto bello, pare che le foto siano anche durevoli MA hanno un formato ridicolo: 3 pollici per 2, praticamente tre pollici quadrati meno di una Polaroid 600 e magari ci mettono anche il bordino bianco. Aumentate le dimensioni e magari ci rivediamo.

Unboxing e primi test.

Il pacco arriva nei tempi previsti, imballo ottimo e abbondante, qualche perplessità in alcune scelte dei contenuti del Lab: un sacchetto in tessuto sottile come custodia non mi sembra l’ideale, ma il Lab è oggetto da scrivania e da trasporto in valigia quindi potrebbe anche starci. Altra cosa curiosa: ha la filettatura per il treppiedi.

Decido per provare prima le pellicole bianco e nero, e tutto l’entusiasmo crolla al tappeto a causa di stampe poco dettagliate con gamma e contrasto ai minimi, molti neri, tanti bianchi ma le sfumature di grigio intermedie latitano di brutto. Per me equivale a una bocciatura, il risultato dello sviluppo è più che incerto, dieci minuti di sviluppo al buio e i toni di grigio fanno pena i neri imperano e i bianchi… occupano la restante parte del fotogramma, ogni tanto a furia di tentativi ed errori riesco ad ottenere un risultato accettabile, ma il costo diventa troppo elevato per giustificare l’acquisto futuro di questo tipo di pellicola.

Poi metto quella a colori: tempi di sviluppo oltre la mezz’ora ma i colori, dopo un paio di passi falsi escono fuori tutti, magari tonalità sature e acide, ma nulla che non sia come era un tempo. Queste sono decisamente promosse, al punto che chi ha dovuto scegliere tra due versioni della stessa foto ha avuto difficoltà in quanto anche quella con poco contrasto e gamma aveva un suo perchè. Bello, di pellicole a colori ne prenderò ancora: acquisto promosso, nonostante gli inciampi iniziali.

Ipotesi sullo scostamento del gamma e del contrasto: il lab fa una foto a uno schermo senza che i due apparecchi si parlino, il telefono fa tutto, l’otturatore del lab è una lastra metallica come fosse un banco ottico. È il telefono che fa apparire la foto per i millisecondi necessari all’esposizione ed è per questo che le cose non corrispondono, forse andrebbe calibrata meglio la app, credo che scriverò a The Impossible Project. Inoltre allineare l’iPhone 6 non è esattamente immediato, si ottengono risultati migliori con l’iPad, che però è più pesante e la torre che sorregge il tutto rischia il “collasso strutturale”.

Prodotto non scevro da difetti, ma i pregi ripagano ampiamente, se amate questo tipo di fotografie.

Aggiornamento 01/06/2016

Quanto scritto sopra vale per i primi tre giorni di uso. Da ieri mi sono ritrovato con scatti molto più equilibrati, comincio a capire quali colori sono meno impressionati dalle pellicole B/N e confermo che preferisco quelle a colori, ma una volta domato, anche il bianco e nero Impossible ha il suo fascino, anche perchè dopo due giorni alcune pellicole ancora non sono perfettamente stabilizzate è aggiungono un ammorbidimento dei toni che mi ha spinto a riconsiderare la bontà di scatti scartati in prima istanza (pur riconoscendone i limiti).

Il motivo di questo aggiornamento però è un altro. Mentre aspettavo la consegna del pacco dalla Germania mi sono posto il problema di come evitare di disperdere gli scatti e di conservarli in modo corretto. Ero sul sito della MOleskine perchè mi serviva un taccuino in cui annotare alcuni parametri di scatti da ripetere a distanza di mesi o anni e mi cade l’occhio sul loro album a pagine nere (e le foto le preferisco guardare proprio su sfondo nero), con tasca  a soffietto incollata internamente alla copertina: ottima per tenerci delle pellicole in sviluppo. Ordinato il tutto, è arrivato oggi e, armato di nastro biadesivo ho incollato i primi otto di ventiquattro scatti effettuati. Possono sembrare pochi ma se consideriamo le copie doppie o triple fatto per testare la pellicola a varie esposizioni e le volte che non ho esposto la pellicola in tempo (due volte in cui mi è scappata la lastra dell’oturatore maniale). Due foto perfoglio per trentadue fogli di cartoncino nero 200 gr/m² di grammatura, spero regga lo spessore delle pellicole visto che sembra pieno dopo aver occupato i primi 4 fogli. Bonus: due fogli di cartone ondulato che facevano spessore nella confezione dell’album sono stati saldati insieme col biadesimo a formare un’altra cartelletta per schermare le pellicole dalla lice durante lo sviluppo. Album decisamente promosso

C’era una volta un pandino rosso

imageUn piccolo post per giustificare un test da iPad. Un test che serve a valutare sia WordPress da interfaccia web su tablet, sia il browser col quale sto scrivendo il tutto.

10 anno fa una matricola si affacciava al grande pubblico (io e altri la usavamo già da prima, quando aveva un’altro nome). Firefox compie 10 anni e approda finalmente su iOS con una versione speciale basata su WebKit e non sullo storico Gecko.

ED È BELLISSIMO!

Apple Watch anticipato

IMG_2611OK, lo avevo scritto anche qui che non avrei preso il modello attuale (perchè prima o poi l’intenzione di prendere uno smartwatch c’era). alla fine ho preso la versione Sport perchè l’Apple Watch “senza niente dopo” costava troppo e i cinturini d’acciaio o non mi stavano o costavano il rene residuo (il primo lo davo per l’orologio).

Ma allora, se vedevo tutti questi “contro”, perchè l’ho preso?

Perchè i “contro” stanno praticamente tutti là sopra, se ci si accontenta della versione Sport, abbellita da nuovi modelli molto più gradevoli da portare sul polso, l’Hardware pressocché identico alle versioni più costose, idem le funzioni, le app terze in aumento esponenziale, un nuovo OS che lima i difetti della prima release e amplia le funzioni a disposizione degli sviluppatori, mi hanno fatto dire “Perchè non adesso?”

Uso molto le notifiche dell’iPhone e tengo il telefono nel taschino della camicia col risultato che d’inverno devo recuperarlo da sotto il maglione, l’Apple Watch è sempre a colpo d’occhio, non mi disturba avere “un coso” sul polso, semmai mi sento perso senza, nonostante che guardi l’ora anche nell’angolino in alto a destra del Mac. Quindi lo smartwatch a me serve, o, meglio, ne faccio un uso conguro e consapevole.

Funziona?

Risposta brevissima: .

Ce l’ho al polso da meno di ventiquattro ore quindi non ho potuto apprezzare davvero tutte le funzioni e tutte le app che avevo già pronte per essere installate dall’iPhone, per cui un parere migliore mi riservo di scriverlo in questo o in un altro post tra qualche tempo. Ma la prima impressione è più che positiva.

IMG_2606Packaging enorme per un orologio, consiglio ad Apple di usare qualcosa di più compatto nei modelli futuri, mi ha ricordato la valigiona di cartone e polistirolo in cui era custodito il mio vecchio iBook 12″ (polistirolo a parte), gigantesca se rapportata alla scatoletta del successimo MacBook Pro 13″.

Il cinturino in fluoroelastomero e meno gommoso di quanto pensassi, la cassa più piccola di quanto immaginassi (l’ìorologio precedente era più grande), lo schermo leggibilissimo anche con caratteri piccoli, buono il contrasto. Materiali e colori… di classe Apple, non è cheap.

Sistema di configurazione diverso dal solito con cose da fare dall’orologio e un pannello di controllo sull’iPhone da imparare voce per voce, il manuale utente scaricabile da iBooks che a metà mi ha causato giramenti di testa simili a quando studaivo roba parecchio nozionistica. Mi hanno rallentato un po’ come non mi succedeva da anni con un prodotto Apple, 24h dopo sto ancora imparando (OS X lo imparai in meno di due mesi di uso, ma lo usavo proficuamente dopo qualche ora). capire quando usare la corona, quando scorrere col dito quando cliccare e quando toccare non è immediatissimo, ma si impara. Il Force Touch con feedback tattile la prima volta che si vuole personalizzare un quadrante fa temere di aver sfondato lo schermo :-), non è un gadget per chi non vuol imparare a usare gli smartphone, soprattutto preparatevi a usare molto la voce, quindi a far sentire i fatti vostri a chi vi sta intorno :-), l’alternativa è la nuova tastiera di iOS 9 sul fido IPhone, ma se si sta in bilico su un autobus o in metro magari uno “Sto arrivando” con posizione allegata vi viene comodo mandarlo dall’orolozio usando le risposte preimpostate.

Digital Touch poco utile non avendo altri contatti con Apple Watch a cui mandare “Apple Poke” colorati, selezione dei contatti preferiti che ti fa amare la corona digitale.

Al momento solo i suoni mi convincono poco e la misurazione delle pulsazioni ogni tanto sbarella, ma, almeno per i primi, magari devo ancora imparare a configurarli bene. vedremo in seguito.

Batteria, sentenza non definitiva visto che era previsto un consumo maggiorne nei primi giorni: non ha raggiunto le 20h di prima carica, ma credo che il giorno e mezzo possa farlo senza problemi.

App incluse per la salute… a me servono poco, le sto provando ma sono per lo più una curiosità.

App di terze parti, è stato saggio in fase di prima configurazione non installare tutto subito ma aggiungere solo quelle utili dopo l’aggiornamento a Watch OS 2, devo fare una leggera scrematura dopo aver constatato l’immaturità di alcune di esse e la ridondanza di altre. Ho scoperto di avere 7GB di spazio totali. A proposito, non capisco perchè Apple non dichiari in modo palese la capacità degli orologi, ma tant’è! Stupiscono alcune assenze come per esempio Watsapp di cui si ricevono solo le notifiche ma non riesco a rispondere ai messaggi dalle stesse nonostante la funzione sia prevista. Consiglio comunque di dettare testi brevi, facendo finta che si tratti sempre di Twitter con i suoi 140 caratteri, altrimenti passate la palla all’iPhone tramite handoff o vi ritroverete con ripensamenti, ripetizioni e improperi all’inidirizzo di Siri, soprattutto le prime volte. 🙂

Edit Serale. da stamattina alle 10:30 con un uso che definirei medio-alto la batteria ha poco più 3/4 di carica, considerato che adesso si ha la possibilità di usare Apple Watch anche come sveglia notturna da comodino a patto di metterlo in carica direi che il problema autonomia è un non problema, anche perchè in meno di due ore l’orologio fa il pieno o quasi.

Acquisto promosso anche se comunque i margini di miglioramento ci sono e si sentono (e non tutto è colpa di Apple)

Creative Commons for dummies

Watermark FotoCome già detto in altri post un qualsiasi contenuto messo sul web non è automaticamente messo a disposizione per chiunque, il normale copyright vale, ma oltre al copyright ci sono diverse licenze che permettono usi più o meno liberi dei contenuti in oggetto: il Pubblico Dominio permette di usare un contenuto liberamente (fatto salvo il divieto di appropriarsi della paternità dell’opera) e poi, quelle che ci interessano le licenze che vanno sotto il nome collettivo di Creative Commons.

Le Creative Commons sono licenze che garantiscono sempre due cose: la paternità dell’opera e l’obbligo di ridistribuire il contenuto con la stessa licenza in caso di pubblicazione dello stesso contenuto o di una sua variante (ma delle varianti parliamo sotto). In parole povere io pubblico una mia foto sotto Creative Commons, Tizio vede la foto e la vuole per un articolo o un blog o per una voce di Wikipedia, Prende la foto, la mette insieme al suo testo e sotto la foto o in una nota a margine mi accredita lo scatto e NON mette Riproduzione riservata anche alla mia foto ma se il suo articolo è sottoposto a Copyright, deve escludere da esso la mia foto con una banale dicitura tipo “Vietato riprodurre il testo dell’articolo, Immagine xx di xxxxx rilasciata sotto Creative Commons…”.

Da quando ho cominciato a fotografare in digitale (12 anni fa, ormai) Ho sempre usato una licenza Creative Commons e mi sono sempre servito di Flickr per distribuirle anche in formato originale, col risultato (abbastanza lusinghiero per un fan/fotografo amatoriale) di vedere la propria foto associata alle pagine di Wikipedia di svariati attori che hanno ricoperti ruoli in Star Trek (anche il Capita dei capitani J.T. Kirk), senza che io facessi nulla per mettercele. Un’ottima palestra per scoprire da se quale stile rende e quale no, adesso potrei pure mettere un piede nel settore di distribuzione via Micro stock (non ho grosse prospettive, solo rientrare di qualche spesa o riuscire ad arrotondare i risparmi per qualche ottica nuova).

Con Facebook usare la Creative commons è particolarmente difficile in quanto bisogna trasferire i diritti di distribuzione ad esso, cosa vietata dalla CC; come conciliare allora i due aspetti? Io ho risolto (spero) modificando eventuali scatti in modo da essere malamente distribuibili, usando un watermark pesantissimo, tagliando parti generose dell’immagine e/o riducendo la risoluzione a valori buone al massimo per un bannerino (parlo dell’intero fotogramma, se lo scatto andasse ulteriormente croppato l’area utile diventa minore), costringendo chi la vuole a rivolgersi a Flickr e quindi accettando la Creative commons in uso per quell’immagine.

Come faccio in caso mi accorgo di violazioni della licenza o di uso impropriodi una mia immagine?

  1. Chiedo gentilmente la rettifica.
  2. Se la richiesta resta inascoltata aggiungo i crediti nei commenti linkando anche la pagina della Creative Commons
  3. Se fanno ancora orecchie d mercante li trolleggio su Facebook mostrandoli per i ladri di polli che sono

Fino ad ora hanno sempre sistemato o rimosso la foto, eppure non chiedo soldi, solo due minuti di uso consapevole della tastiera.