Viaggi

Sono tre anni che non mi schiodo dal paesello, anzi diciamolo meglio: sono tre anni che non riesco a schiodarmi dal paesello, perchè la voglia di prendere e partire c’è tutta, due o tre destinazioni papabili, pure. La Deepcon sembra avere una maledizione visto che probabilmente salterò anche la prossima, le altre convention fantascientifiche o fiere librarie sono da sempre in periodo infelice, e restiamo qui tra queste quattro cime lucane! Poi, tramite Facebook, tuo cugino ti rende partecipe del suo progetto radiofonico… che parla di viaggi! Allora ditelo che volete farmi guardare il mio cineforum dei ricordi.

Questa “valanga” è stata causata come detto dall’ascolto in podcast della trasmissione Turné di Radio Sensimilla, rendiamo il favore col dovuto link.

Considerando che a sei mesi ho fatto il primo viaggio e che appena se ne aveva la possibilità viaggiare è sempre quello che la mia famiglia ha fatto, penso sia normale che oggi sia insofferente a questo saliscendi a cui sono condannato, manco fossi Tantalo; comunque, bando ai rimpianti e, guardando al futuro, ricordiamo il passato.

Padova a sei mesi, in un’auto di un noleggiatore perché mio padre non aveva ancora un’auto. il viaggio me lo hanno raccontato manco avessimo fatto parte di una carovana del Far West, non occorre dir di più se non che da quel viaggio arrivò un giocattolo che sarà il mio preferito finché non andrà smarrito una decina di anni più tardi (e ancora me lo ricordo). Quel viaggio lo abbiamo rifatto undici anni dopo, per motivi analoghi e nella mia memoria si sono impresse la ricerca di un albergo perchè i miei non prenotarono prima, la nebbia all’alba che, sollevandosi rivelava l’enorme sagoma della cattedrale di S. Antonio, una chiesa che ricordo ancora più imponente di S. Pietro (anche se so che è il contrario), la gita a Venezia, città che mi deluse e che odiai per le scarpinate senza meta fatte; il primo giochino elettronico col quale passai il tempo sul treno, al ritorno.

Le prime gite scolastiche e l’ultima fatta in Umbria, quella che ho considerato da subito la “Basilicata in bella copia”, prima o poi a Perugia ci torno. La gita precedente, in Toscana con l’intoppo a Firenze sul Lungarno e l’allegra fauna fluviale fiorentina (ratti presi per gatti e pipistrelli per uccelli) primi viaggi che ho documentato fotograficamente, peccato aver perso le foto.

E poi i pochi (lo sarebbero stati anche se fossero stati tanti) viaggi fatti in solitaria coi tanti ricordi sul tragitto ad arricchire quelli dell’evento che si stava raggiungendo.

Gli autobus, con le soste, le condizioni meteo avverse, il continuo guardare l’orologio, quando si raggiungevano i punti di riferimento, in ansia per il treno da prendere dopo. La prima volta a Roma Termini, in fase di ristrutturazione per il Giubileo e le biglietterie nascoste da un muro di tavolacci, che non mi fecero fare in tempo l’integrazione per un biglietto sbaglòiato a Cava de’ Tirreni, da dove ero partito alla volta di Chieti, il tornare a Pescara d’inverno dopo averla conosciuta di striscio da bambino in estate (niente macchina fotografica, purtroppo). Anni dopo ci fu la toccata e fuga Salerno-Bologna per il Future Show in cui feci la prima e unica sosta presso Ultimo Avamposto, uno dei negozi di riferimento per i trekker italiani di allora. A Bologna ci torno ma il negozio nel mirino, se proprio ci si andrà, ha una mela morsicata in vetrina. 😉

Un concerto a Caserta, con lo sciopero delle ferrovie e il biglietto in platea, che non volevo perdere, arrivare la prima volta in città, non sapere precisamente dove fosse il palazzetto dello sport, chiedere a un tassista, prepararsi psicologicamente a passar la notte da qualche parte, da solo, con quello che comportava economicamente. Andare alla Reggia per ammazzare il tempo e farsi il giro delle sale cercando di indovinare le inquadrature usate da Lucas per la nuova Trilogia di cui era uscito solo Episodio I, Il raggiungimento del PAlasport e scoprire che gli artisti si erano intrattenuti un po’ coi primi fan arrivati fino a poco tempo prima… il costo della Cultura: quattro autografi persi!. Un gran concerto, preceduto da chiacchiere con gente mai vista prima, il ritorno in taxi (tariffa concordata oltre la mezzanotte fino a Salerno), un’auto ferma contro il guardrail sull’autostrada e le chiacchiere col tassista per non farlo addormentare.

Il ritorno a Cava per visitare i ragazzi del centro dove avevo svolto il Servizio Civile col placcaggio dei monelli più piccoli, cresciuti di una spanna dall’ultima volta.

E poi le convention di fantascienza, appuntamento fisso annuale dopo un po’ che ero rimasto fermo ai box (come sta succedendo adesso), il primo viaggio verso Bellaria: in auto fino a Policoro, Intercity fino a Bari, Eurostar fino a Rimini (in aria condizionata), alle 15 di Maggio Regionale-Crematorio fino a Bellaria, dove stordito, salutai un vecchiuo amico dell’università e in albergo mi chiesero se mi stesse bene stare al quinto piano. Risposi che se l’ascensore funzionava il piano era relativo (ero in singola), mi ritrovai in un sottotetto, che se non stavo attento sbattevo di testa al soffitto e dal lucernaio, stando semplicemente in piedi spuntavo come un periscopio. Ma grazie a quella convention mi feci delle amicizie che durano ancora oggi. Con alcuni di quegli amici, l’anno dopo decidemmo di risparmiare sull’albergo prenotando in un bed and breakfast con stanze con bagni talmente piccoli che potevi farti la doccia stando sulla tazza, la cosa importante fu che le amicizie aumentarono.

Altra convention di fantascienza quando non potendo più andare alla Sticcon di Bellaria optai per la più vicina e accessibile Deepcon, organizzata da Deep Space One, sulla convention ho detto già tanto, e Internet è piena di mie foto (fatte da me e con me), qui riporterò un paio di aneddoti riguardanti il viaggio in treno verso Roma.

Il primo anno arrivati alla stazione di Napoli, nel mio scompartimento entra una bella ragazza, che va a sedersi proprio di fronte a me, entrambi presi dalle nostre letture veniamo interrotti dal viavai degli ambulanti, a un certo punto si affaccia una signora che sventola ventagli di diverse fogge che declama con voce roca da venti sigarette al giorno: “Ije sciossce a te, tu sciossce a me e ne sciossciamme tutt’e ttre”. Fu un attimo, entrambi distogliemmo lo sguardo dalla “sciusciatrice” e come incrociammo lo sguardo scoppiammo in un riso soffocato. La cosa nacque e morì lì: pochi fotogrammi di un film mai girato.

Ultimi ricordi: un paio di weekend a Roma, uno in occasione fi un Photo Meeting di Flickr, un altro perchè dovevo staccare la spina per qualche giorno o rischiavo di ammazzare qualcuno semplicemente guardandolo storto e Roma aveva un paio di giri rimandati dalla volta del Flickr Meeting facili da organizzare. Che dire Roma è Roma, gli amici non mi hanno lasciato un buco libero per ennoiarmi in santa pace 🙂 e i turisti giapponesi ne combinano sempre qualcuna. 🙂

Da qui potete arrivare ai set delle mie foto su Flickr.

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