Nerd for Dummies

Siete geek o nerd? Se la risposta è sì, quello che dirò vi suonerà più che familiare, quasi scontato; al contrario, se non lo siete, beh di sicuro ne conoscete uno o più; questo qualcuno di voi conosce, perché glie l’avete detto sostanzialmente voi, di che colore sono e di che materiale sono fatte le vostre “mutande digitali”, cioè che tipo di dispositivi avete, come li proteggete, quanti dati compromissibili ci sono dentro e se ne avete delle copie.

Il bello è che nessuno vi obbliga a farli conoscere e soprattutto a fidarvi di qualcuno che potrebbe essere anche estraneo, ne veniamo a conoscenza perchè a voi non interessa amministrarli fino a quando arriva l’incidente: qualcosa si rompe, o dovete fare qualcosa di impegnativo e mai fatto, o vi fregano il dispositivo e bisogna impedire che quei dati finiscano nelle mani di sconosciuti.

E qui per me e i miei “colleghi” cominciano le grane: nessun supporto tecnico “serio” dà i dati sensibili a uno che è “amico” del titolare di quei dati, quindi bisogna istruirvi su chi chiamare e cosa chiedere, come usare i dati ricevuti e via discorrendo, dilatando i tempi di intervento anche del triplo di quanto realmente necessario. Sia chiaro: gli amici si aiutano volentieri, i conoscenti se c’è tempo, gli estranei se educazione impone. Personalmente, però, tengo conto della volontà di aiutarsi da solo di chi in quel momento chiede aiuto, ecco perchè tendo a spiegare abbondantemente quello che faccio e perchè lo faccio, anche se so che difficilmente il cervello del mio assistito sta “registrando” qualcosa, preso com’è dalla paranoia di non capire ancora cosa lo ha colpito.

Questo noi lo si vorrebbe fare una tantum, il nostro sogno è “farvi vedere come si fa” perchè possiate farlo da soli, la prossima volta; il più delle volte è pura utopia, oggi qualcuno comincia a capire, ma dobbiamo sempre aspettarci che chieda almeno un supporto “morale” dovesse ricapitargli un guaio

Così voi prendete sotto gamba un problema che noi sentiamo prioritario come ad esempio il corretto uso delle password, noi cerchiamo di spiegarvi il perchè si arrivi a farlo quasi in modo paranoico (meglio quella paranoia di quella derivante da un account bucato da malintenzionati che avranno accesso alle vostre foto fatte in discoteca, ai vostri pin e ai mueri di carta di credito fotografate fronte-retro), qualcuno ride del fatto che abbiamo centinaia di password personali da ricordare, loro fanno tutto con una e, diamine, potremmo anche ricordarcela noi per loro. poco importa che potrebbero fare come noi e usare un programma (protetto da password, unica da mandare a memoria) per segnarsi tutte le altre.

Noi parliamo cercando di essere i più chiari possibili, voi pensate ai cavoli vostri che non comprendano niente di informatico, per quello ci siamo noi. Risultato: vi faremo sempre lo stesso tipo di intervento anche se, alla decima volta, aveste imparato a far da soli, ci mettevate dieci minuti e non l’ora di fermo macchina necessaria a portare e riprendere il dispositivo all’amico-mago

Quando si vorrebbe consigliare dei siti o altro tipo di risorse ci scontriamo poi col “io non ne capisco”, beh nemmeno noi prima di imparare le prime cose necessarie quanto meno a “stare in piedi” da soli, cercate di capirlo (almeno questo), vogliamo semplificare le cose a voi e a noi, che magari la prossima volta non devo pensare anche alle parole da usare per farvi comprendere il pasticcio in cui state senza farvi andare in paranoia. Conosco divulgatori informatici simpatici, gente cresciuta a pane e Piero Angela, che magari vi danno una mano anche per le bufale su internet (adesso basat o a Paolo fischieranno le orecchie), ma oh, voi siete di coccio!

Altro sipiarietto nelle serate in pizzeria o simili.. Vuoi o no, ma c’è sempre qualcuno che chiede lumi su qualcosa, anche su cosa acquistare (come se noi mandassimo a memoria tutti i volantoni degli store di elettrodomestici e paccottiglia elettronica), ovvio che noi si parta con le nostre valutazioni, che spieghiamo le ragioni perchè per noi X è meglio di Y, ma sostanzialmente, se proprio volete Z, potete prenderlo e al llimite valutate Q come valida alternativa. Se non ci state dietro allora forse un telefonino a conchiglia potrebbe essere la soluzione migliore, non perchè non capiate o non vi serve uno smartphone, ma perchè così non dobbiamo impararne un altro che puntualmente ci metterete sotto il naso alla prima difficoltà.

Ai “tempi nostri” ci dicevano RTFM, acronimo più utile e che ha più senso dei vostri TADB e similari perchè ci costringeva a usare il cervello anche quando il “Fucking Maual” era in un inglese mai letto prima

Commentando si acconsente al Trattamento ai sensi dell’art. 23 D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.