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Ostilità verso la netiquette

Ho cominciato a usare strumenti telematici tardi. Tardi se consideriamo quelli della mia generazione che magari erano già avvezzi alla comunicazione via modem già da un decennio, quando io ho cominciato. Mi furono spiegate le “regole del vivere civile” di quel mondo, ho imparato ad apprezzarle quando mi sono trovato a moderare gruppi, capendo i motivi perchè fossero necessarie e, soprattutto perché funzionavano. Oggi, con la massificazione di Internet quelle regole sono ancora attuali, utili, da conoscere ed applicare, sono frutto del buon senso applicato alla telematica. EPPURE SE MI TROVO A SPIEGARE GENTILMENTE A QUALCUNO, ANCHE IN PRIVATO, DOVE HA SBAGLIATO NEL DIRE O FARE QUALCOSA, IN PRIVATO E LONTANO DAL CLAMORE, PASSO SOLO PER CAGACAZZI. Parliamo di gente che magari quando io vedevo per la prima volta internet, giocava col Sapientino o si perdeva nelle istruzioni del videoregistratore (tecnologia avanzatissima già con 15-20 anni sul groppone, mica parlo dei primi VHS). Beh, a molti di questi, ovviamente se stessimo in confidenza, risolveremmo col solito, bonario, vaffa :-), farò presente che NON ESSENDO CAZZI MIEI COME USA FACEBOOK E SIMILI, DEI SUOI DISPOSITIVI CHE NON FUNZIONANO MI FREGA ANCOR MENO. Se non siete d’accordo potete anche togliermi l’amicizia.

Account e profili in comune su Facebook? NO!

Cos’è un account? È un accesso esclusivo, garantito e personale a una risorsa (di tipo informatico, nel caso che c’interessa). L’esclusività è data da un nome identificativo univoco associato ad una password personale che garantisce l’accesso al solo titolare, il servizio viene garantito da un accordo di licenza (la EULA: End User Licence Agreement).

Capite da soli che un account non va condiviso tra più persone, nel senso giuridico del termine, cioè l’unico modo perchè questa pratica sia giusta è che la titolarità dell’account sia data a una persona giuridica composta da più persone fisiche (mail o pagina di associazione culturale, società commerciale e simili).

Veniamo a Facebook. Facebook è un social network tarato sulla persona fisica: un account, un profilo, una persona, per i “collettivi” ha ideato (in un secondo momento) le pagine. E così deve andare, credetemi. Vi elenco brevemente le ragioni per cui i profili condivisi sono il male di facebook.

  • Sicurezza: una password condivisa da due persone è una password conosciuta da una persona di troppo, doppia probabilità di smarrirla o di farsela fregare
  • Con chi sto parlando? I vostri amici come sanno a chi si stanno rivolgendo, pensate ad una coppia di amici: parlate con lui nello stesso modo in cui vi rivolgete a lei? Non direi ecco immaginate la difficoltà a cui va incontro qualcuno che si vede arrivare la richiesta di amicizia da voi e non sa chi dei due l’ha mandata, poi non saprà mai con chi stia parlando fino a quando non lo dichiarerete. Non vi sembra inutilmente crudele? Che problema c’è ad avere ognuno il proprio profilo?
  • Prova di fiducia: la più grande cazzata che uno si possa inventare. Di solito è la parte gelosa della coppia che lo propone. Desiderio di controllo che però non ha senso. Farsi un secondo profilo è un attimo, esistono app che permettono la gestione di più profili (e no, non si dà nemmeno la password del cellulare). Ma il motivo più importante per cui non si fa, soprattutto se siete abbastanza giovani è: a lasciarsi ci si mette un attimo, in mano a chi lascereste la vostra vita digitale? Sicuri di voler correre il rischio? Ho visto gente che ci è passata andare in paranoia fino a quando non ho pulito il suo telefono e il suo computer e riconfigurato tutti gli account con nuova password e accesso a due fattori. Fatevi una pagina Tizia&Caio_persempreinsieme così quando “per sempre” non sarà più, dovrete cancellare solo quella.

Non amo le storie di Instagram e vi dico il perché

Ovviamente è mia opinione personale, se non foste d’accordo potete commentare educatamente sotto e ne parliamo 😉

Quanto sto per dire, relativamente alle storie su Facebook vale moltiplicato 1000

  1. Frega nulla che lo fa anche Snapchat. Io sono iscritto su Instagram mica su Snapchat. Voglio postare foto con un certo “stile” non istantanee a scadenza.
  2. Storie sempre pubbliche e universalmente visibili, ma se ho un profilo privato le storie devono poter esssere private e credo che l’utonto medio quello si aspetti. Mi è capitato di vedere il profilo di una ragazza che conosco, privato, quindi protegge un normale selfie da chiunque non le chieda il permesso di vedere le sue foto, con una storia in cui si mostrava in spiaggia in una posa “quasi” sexy. Voglio sperare che non sia stata screenshottata troppo.
  3. I contenuti delle storie si recuperano facilmente, soprattutto le foto ho recuperato una foto in 3 secondi, per dire e senza usare tool esterni alla app
  4. I commenti con lo swipe-up allo schermo, ne vogliamo parlare? Post forzatamente pubblici e dove ti fanno commentare una storia? Ma nei messaggi privati, no! Coerente! Tra l’altro quando la storia viene cancellata il commento resta e non si capisce più niente.
  5. Qui la colpa è più degli utenti. Già capisco poco i meme testuali in un social per fotografie, ma nelle storie si raggiunge il massimo quando ti mettono sei sette righe di testo con carattere piccolo che ne hai letto a malapena metà quando scatta il timer della storia. E dai, su!
  6. Stimati professionisti con recchie e nasi canini, parliamone!
  7. Vogliamo parlare della camera frontale che restituisce un’immagine speculare e nelle storie è una scelta quasi obbligata?
  8. Aggiungerò appena me ne vengono altri… 🙂

Altolà

Dopo un mese di blocco quasi autoinflitto, per ragioni che esulano dagli argomenti di questa discussione, sono giunto ad un’amara conclusione: le funzioni di blocco di Facebook e Instagram non servono quasi a nulla, almeno per persone che appartengono ad una cerchia sociale entro i “quasi amici”.

Post trasversali di contatti comuni permettono di seguire di straforo le vicende di chi ha/è bloccato, mancano i tag (su Facebook, mentre restano su Instagram) ma i post non vengono filtrati, addirittura vengono mantenuti i commenti su Instagram (anche se ogni tanto spariscono, facendo sospettare un glitch dovuto a difetti di progettazione della piattaforma), sul messenger di Facebook è possibile ricontattare il bloccato o il bloccante in privato, impedendo solo il commento diretto in pubblico, che dà sì fastidio, ma un molestatore non può sbilanciarsi più di tanto in pubblico. Mi sarei aspettato più rigore nella gestione della messaggistica privata che espone anche dati personali più sensibili, tipo il numero di telefono che seppur accessibile solo su autorizzazione diretta, resta alla distanza di uno o due click.

Ancora peggio per le foto su Facebook che disattivano il tag ma mantengono la ricerca sul testo per cui basta che ci sia il nome del contatto bloccato su una foto postata da un contatto ancora valido che la foto reta visibile.

Intendiamoci per contatti appartenenti ad una rete sociale esterna le restrizioni potrebbero essere sufficienti, ma per chi è abbastanza vicino i filtri dovrebbero essere un po’ più rigidi, magari sarebbe il caso di adottare qualcosa di personalizzabile basandosi sul numero di contatti in comune, un livello di blocco “per te non esisto più”, perchè così va bene per i blocchi temporanei, non per quelli da “ergastolo telematico”

Non parlarmi non ti sento

Ho notato una pericolosa tendenza all’imbarbarimento telematico da quando le masse sono sbarcate su Facebook WhatsApp e simili. Nozioni e usi che prima si davano per scontate e la cui non osservanza portavano ad essere definiti in vari modi traducibili in una sfumatura di significati che va da: “troglodita” a “scostumato” e a volte banalmente “stronzo”.

Ultimamente sono inciampato in una spiacevole usanza che pare aver preso piede al punto di essere pure giustificata da chi la pratica: non leggere i messaggi sui vari messenger, ignorandoli apposta. Ve lo dico subito: non fatelo e, se già lo faceste, perdete il vizio.

Andiamo indietro a quando esistevano solo gli SMS: nessuna notifica, non si sapeva se arrivava, figuriamoci se veniva letto. LA cosa si risolveva con una chiamata o uno squillo di conferma, se questa veniva rifiutata o il contatto diventava di colpo irrintracciabile, il rifiuto diventava palese e amen.

Coi messenger e la notifiche di partenza, arrivo e lettura uno non può più ignorare impunemente senza he l’altro sappia. Ecco il problema. Quando si parla normalmente se uno ignora qualcuno in una discussione senza che ce ne sia motivo questi sta sostanzialmente offendendo l’interlocutore. Siamo tutti d’accordo? Beh, è la stessa cosa coi messenger se ignorate un messaggio oltre un tempo ragionevole rischiate di offendere la controparte telematica.

Se non vi ho convinto ve lo spiego nel dettaglio.

Mettiamo scriviate a una persona che per qualche motivo non vuole interagire con voi, per motivi suoi non vi blocca come dovrebbe fare (perchè la cosa giusta sarebbe bloccarvi, sia chiaro); il vostro messaggio giace non letto, ignorato anche per giorni… non avete il numero di telefono, non potete fare altre verifiche e magari il messaggio era importante, ignorato solo perchè sarebbe potuto essere un messaggio di cazzeggio. Il problema è che il sottotesto “non disturbarmi” non viene recepito subito perchè motivi legittimi per non evadere un messaggio (che è sempre una forma di comunicazione asincrona, ricordiamolo) ce ne sono tanti:

  • Telefono smarrito o comunque irraggiungibile 
  • Telefono spento o rotto
  • Non c’è il tempo per leggere

Queste “scuse” cascano vedendo se e quante volte il destinatario si è connesso al messenger

  • Messaggio letto di straforo alla ricezione della notifica o dal centro delle notifiche ma non lo si apre perchè non si ha tempo di rispondere.
  • Troppi messaggi da evadere e si sceglie di leggere velocemente i mittenti meno impegnativi

Queste “scuse” cascano dopo qualche ora o altro lasso di tempo ragionevole entro cui aspettarsi almeno la presa visione del messaggio.

Teniamo conto che non leggere non equivale a non rispondere, in quanto anche la non risposta vale come risposta (ahimè!), magari è brusca ma vale un “no”, “non rompere”, “non mi piace quello che ho letto”. Una risposta esplicita sarebbe si meglio ma non sempre è necessaria.

Ripeto: volete ignorare un vostro contatto o non volete che vi contatti su un messenger? Magari ci perdete prima un messaggio in cui lo dite chiaramente, ma anche no, l’importante è BLOCCARLO. Il blocco non si può fraintendere, equivale alla chiamata rifiutata, a un “get a life” scritto con insegna a neon, ma almeno non siete voi quelli che mancheranno di rispetto l’altro.

Ispirazioni improvvise

Salvo dal caos degli archivi di Facebook quanto ho annotato oggi:

Ascolti una canzone, di quelle storiche, di quelle che canticchi senza neanche accorgertene e puntualmente arriva IL VERSO che suona “strano”. Nella fattispecie, quello di oggi parlava di occhi, anche con accezione negativa (“occhi come due pezzi di vetro“, non esattamente un complimento) che richiamano però, ribaltandone il senso di 180 gradi, due pezzi di cristallo neri sbirciati dall’obbiettivo della reflex e immortalati in una delle ultime foto, facendoti venire voglia di farne un’altra quanto prima

Analfabetismo indifendibile

Quasi vent’anni fa io e altri amici universitari lasciammo i laboratori della facoltà perchè si sarebbe tenuto un corso di alfabetizzazione informatica per impiegati della PA. Era l’epoca in cui il mezzo gigaertz di clock era appannaggio delle CPU per workstation, epoca in cui capire la frase precedente era roba davvero per pochi; Internet si era appena affacciata al mondo dei “normali”, ma era ancora veicolata da tutta l’utenza “tecnica” professionale e non.

Il mantra di Bill Gates nei primi anni ’90 era “un computer su ogni scrivania”, dieci anni dopo i politici lucani hanno tentato, facendo già i primi danni, “il computer in ogni casa”, Steve Jobs dieci anni fa è riuscito a mettere un computer in ogni tasca (anche se non tutti hanno una mela sul retro). Purtroppo la cosa va vista come un mezzo disastro.

Avere uno smartphone non è obbligatorio, usare WhatsApp non è obbligatorio, stare su Facebook neanche, ma la gente  spesso vuole tutto questo anche se non sa accendere un PC (e men che meno lo sa spegnere), ma se venti anni fa era qualcosa su cui si poteva soprassedere, oggi è un’ignoranza ai limiti del tollerabile.

Hai uno smartphone in tasca, uno smartphone è un computer che telefona come un cellulare, ergo sei moralmente obbligato a conoscerne il funzionamento, a conoscere come ci si comporta in rete, a saper gestire i codici che accompagnano smartphone e servizi ad esso associati, ne più ne meno nella misura in cui si è obbligati a conoscere il codice della strada e i rudimenti di meccanica necessari a guidare un’auto.

Invece mi sento dire da gente che ha meno dei miei anni (i sesantenni li giustifico ancora perchè indotti all’errore da figli e nipoti) tutta una serie di cose che mi fanno inorridire, e non esagero:

  • Email? Non ce l’ho / Non la conosco / ma a che ti serve? (Richiesta per mandare qualche allegato che resti privato o che pesa troppo… o per riconfigurare l’accrocchio)
  • Password? Io non me la ricordo proprio, non l’ho segnata o forse l’ho scritta da qualche parte a casa (password principale del dispositivo, mica quella di un servizio di cui si può fare momentaneamente a meno)
  • Questo è l’affare, io non so come si accende e sì TI leggi il manuale e poi me lo spieghi (stocazzo, metti un’inserzione e rivendilo che ci fai una figura migliore)
  • Ma perchè usi sito/blog/Google(search)? Non è meglio Facebook? (NO!)
  • QualunqueMessenger? Ma contattami su Facebook (non siamo amici e non ci tengo ad aggiungerti, già darti quel contatto mi espone a materiale informaticamente radioattivo e non voglio la Sindrome Cinese Testicolare).

Se vi riconoscete in questi comportamenti buttate il vostro smartphone, regalate il tablet al nipote e fatevi un cellulare Brondi (ma non configurate MAI il tasto per le chiamate d’emergenza diretto). Chi ha imparato a usare queste cose non deve essere punito facendogli ripulire i vostri casini, altrimenti sottoscrivete un regolare contratto di assistenza a pagamento, che diamine.

P.S. Alla lista personalmente aggiungerei anche:

  • Che usi a fare Flickr, Facebook è meglio!

Non l’ho messa sopra solo perchè è una cosa decisamente personale ma vi farei alla piastra, come un’okonomiyaki (sperando che l’accento ci vada 😉 )

Attenti al Social-Babau

L’ho letta almeno quattro volte in 24h, postata a ripetizione da chi arriva su Facebook saltuariamente e si ritrova la bacheca invasa da appelli bufala. Li capisco: è gente che non dedica molto tempo ai social e non si prende il tempo di controllare tutti gli appelli con Google. Il problema è che ci credono e rimbalzano bufale anche vecchie di mesi facendole riapparire ciclicamente. Ecco un consiglio: non solo non condividere la bufala (anche solo presunta), ma cancellatela, meglio, scrivete un commento sotto chiedendo di cancellare la bufala (magari nei commenti qualcuno ha fatto notare la cosa ma l’appello è rimasto). Non credete che, avendo poco tempo da dedicare a Facebook, sarebbe meglio avere solo notizie vere in bacheca?Torniamo all’appello specifico. Il testo che riporto sotto ha tra parentesi quadre i miei commenti e grassetto aggiunto da me, il resto è come è riportato nel blog da cui l’ho copiato, ma ne esistono divers versioni. Ho rimosso il riferimento alla persona citata dal finto appello per evitare che Google & C. lo associno per sempre alla cosa.

Appello da un’Amica… [i boccaloni nuotano in branco]

Ragazzi fate attenzione c’è un tizio che gira su Facebook, un certo $PINCO $PALLINO [gli omonimi ringrazieranno tantissimo] che ti chiede l’amicizia e poi non so come ti registra tramite web e fa un fotomontaggio per ricattarvi [Se hai un Mac ti fa anche la radiografia, che ‘ce vo’!]. Fate copia e incolla di questo messaggio a tutti i vostri amici…….. [Voi dovete fare esattamente il contrario] a tutti i miei amici ci chiedo cortesemente di fare il copia incolla di questo bastardo chiede amicizia a donne e poi fa montaggi x ricattare. Vi prego segnalatelo. [per i duri di comprendonio si replica]

(Testo ricavato da screenshot su www.davidpuente.it)

Analizziamo la prima parte. Chi è il tipo? Ha un nome e un cognome (nell’appello reale, qui ho usato un “segnaposto” che non identifichi nessuno in particolare) sarebbe facilmente identificabile se non fosse che quasi certamente ci sono degli incolpevoli omonimi. Ancora non vi squilla il campanello d’allarme bufalino? SEMBRA facilmente identificabile in realtà potrebbe benissimo esserci qualsiasi nome e spesso l’appello cambia “intestatario” a ogni nuova iterazione. Poniamoci due domande. La prima: se fossi un suo omonimo come mi comporterei nel caso qualcuno segnalasse il mio profilo causandomi un disservizio (profilo Facebook usato per scopi professionali)? Siete pronti ad assumervi la responsabilità di diffamare un innocente e ignaro sconosciuto? La seconda domanda: Se fosse così bravo coi computer, quanto ci vorrebbe per cambiare nome al profilo di Facebook o meglio, ad aprire decine di profili falsi con nomi fittizi e continuare ad agire indisturbato? Ha quindi senso indicare nome e cognomi precisi? No.

Come difenderci allora? Ve lo spiego dopo aver analizzato brevemente anche la seconda parte dell’appello

La seconda parte è quella che terrorizza e indigna chi di informatica non ne capisce nulla. Ancora una volta procediamo a piccoli passi e analizziamo con logica spiccia la cosa.

L’abilità del nostro predatore cibernetico starebbe nel filmare a insaputa della vittima, ritoccare quanto registrato e ricattarla per avere denaro o altro.

Qui bisogna stare attenti perchè chi fa queste cose esiste ma non agisce come viene detto nell’appello. Registrare qualcuno a sua insaputa è fattibile se si usa un computer o un cellulare compromesso in termini di sicurezza informatica ma bisogna farlo sempre quando la vittima è in condizioni di essere filmata: di fronte alla webcam, con uno sfondo che si possa eliminare in caso di necessità di ritocco (cosa tutt’altro che semplice), se il telefonino sta in tasca la cosa non funziona se si parla senza tenere il telefono di fronte a se la cosa diventa impossibile. Voi pensate che un criminale così esperto perda tempo in questo modo? Questo genere di predatori più verosimilmente convince le vittime a filmarsi in atteggiamenti equivoci facendosi passare per “signorine di facili costumi” pronte a fare altrettanto ma che registrano la sessione Skype (cosa decisamente più semplice e dal risultato molto più sicuro, perchè innegabile. Un fotomontaggio, invece, si può “smontare”). Quindi la seconda parte serve solo a creare panico e indignazione in chi non è tecnicamente preparato e, magari eccede coi selfie.

Ma se dovesse accadere davvero che qualcuno faccia cose simili come facciamo a difenderci?

Un tipo o una tipa particolarmente avvenente ci chiede l’amicizia su Facebook e i nostri ormoni guidano la nostra mano a spingere “accetta”. NO, FERMI! Vi ha contattati lei/lui quindi avete tutto il diritto di chiedere “Perchè?”, “Chi sei?”, “Come mi hai trovato?”, “Sei tu quella in foto?”. Ovviamente potrebbe mentire su tutto (e quasi certamente lo farà almeno in parte, anche se è un profilo legittimo). Come facciamo a capirlo?

Usiamo Google. Impariamo ad usare i suoi servizi di ricerca per immagini, se le foto sono rubate con Google la cosa viene fuori, Googliamo il nome associandolo a termini reperiti sul profilo di chi ci ha contattato (“modella Tizia”, “attore Caio”), cechiamo gli omonimi su Facebook che magari spuntano fuori i cloni.

La regola aurea è non diamo mai l’amicizia a chi non conosciamo almeno di vista. “Non date retta agli sconosciuti” su Internet (e quindi su Facebook, WhatsApp o Skype) vale doppio. 

Lo dico sempre ai puttanieri da tastiera: “mutande pulite o rischi di fare una figuraccia davanti al mondo intero”. Se volete giocare giocate con chi conoscete e mette sul piatto la stessa credibilità che mettete in gioco voi (e uno/a sconosciuto/a non potete sapere cosa mette sul piatto, no?).

FIDARSI MAI. Se poi si finisce a chattare o in videochiamata su Skype non fate nulla che non fareste davanti a vostra madre… o accettatene le conseguenze, denunciate alla Polizia Postale e la prossima volta state più attenti, basta che non rompete le scatole al prossimo su Facebook.

Siete arrivati fin qui, la testa vi gira e non sapete fare nemmeno un quarto delle cose che vi ho detto di fare. Oltre a non dare retta agli sconosciuti per voi vale dieci volte di più, nel dubbio che una notizia possa non essere vera, non condividetela.

Quanto vale la Mela sul cofano

Dopo il passaggio da MacBook Pro a iMac sono rimasto scoperto sul fronte mobilità, l’iPad è semplicemente troppo piccolo per gestire tutto ciò che mi serve gestire, per esempio le foto in viaggio: con l’iPad posso giusto visualizzarle e fare una selezione sommaria ma lo sviluppo dei Raw è pressoché impossibile, la loro archiviazione sul tablet è pure utopia. MI trovo nella condizione di dover cercare un nuovo portatile che faccia però solo una frazione di quanto faceva il Macbook Pro, essendo in grado di usare wan he Windows e Linux e avendo ancora le rate del fisso ho deciso di cercare qualcosa non Apple.

Pesavo fosse cosa facile ma senza licenza di Windows si trova roba scarsissima e un medio livello con Linux tra certificazioni dell’assemblatore e hardware buono si paga quasi quanto un Apple.

Ecco le specifiche non negoziabili del portatile che cerco

  • 15″ Display di qualità media buono per fotoritocco 
  • Core i5 per prestazioni adeguate a un invecchiamento non troppo rapido
  • Almeno 8 GB di Ram ma deve garantire un’espandibilità almeno a 16GB
  • Disco fisso aggiornabile usando solo un cacciavite almeno mezzo tera
  • USB3
  • Dimensioni e peso contenuti (no ultraleggero ma entro i 3 Kg)

Queste quelle negoziabili:

  • SSD di serie (ho il vecchio crucial del MacBook che potrebbe sostituire o affiancare quello di serie)
  • Doppio slot per Had Disk (sacrifichiamo pure lo spazio del DVD)
  • Uscita HDMI (me ne faccio poco, ma se c’è non ci sputo sopra)
  • Scheda video discreta.

Quando ci voglio spendere? Non più di 700€. Altrimenti prendo un MacBook Air, finché resta a listino.

Invece mi trovo portatili che vanno da 750€ a 1200€ e penso: MA di cosa si lamentano quelli a cui Apple non piace tanto da darti del pirla per aver acquistato i suoi computer. Tutti a dire che costano troppo senza spere che costano pèoco di più e funzionano tanto meglio. (Fanno eccezione per il momento i nuovi MacBook Pro con Touchbar che hanno l’unico difetto del prezzo stratosferico)

Prime impressioni su New Nintendo 3DS XL

Il primo e unico Nintendo che ho avuto è stato un Watch & Games di MArio Bros 30 e passa anni fa. Poi h scroccato il GameBoy Color di uno dei miei fratelli e l’Advance e la Wii dell’altro. Le DS di entrambi non molto perchè mi sembrava esageratamente complessa per giochi che alla fine usavano sempre croce e due tasti, oprattutto ero nella fase di rigetto dello stilo (da prima che Steve Jobs mi desse ragione), usarlo anche per giocare mi sembrava folle.

Allora perchè sono capitolato e ne ho presa una che in più ha il 3D, che a me non piace a meno di non usarlo con visori stereoscopici? Colpa (anche) di Niantic che non mette uno straccio di palestra o Pokestop in paese e di mio nipote che vuole catturare i mostriciattolo tascabili… Beh, anch’io. In più quando provai Pokemon Blu su un emulatore Gameboy incluso a tradimento in una versione di SuSE Linux ci passai ore senza che me ne accorgessi, titolo/serie promossa sul campo e poi c’era la Virtual Consolle che mi allettava, quindi mi sono buttato anch’io.

Cosa posso dire dopo le prime 24h di utilizzo? Beh, il 3d “superstabile” e meglio di quanto pensassi ma non così buono da farmi cambiare idea sul 3dd su schermo in generale: non serve a un cazzo se non a farti venire le vertigini dopo dieci minuti. (Scusate il francesismo, ma se penso a quanto costa un film in 3d mi viene in mente di peggio). Però le app in realtà aumentata sono divertenti, discorso su 3d a parte.

Mentre aspetto la mia copia di Pokemon Sole ho preso una copia di Lego Marvel Super Heroes, non vi farò la recensione ma ancora non capisco perchè Sony su PSP ci mette una versione fedele alel consolle da salotto e Nintendo mette ‘na roba semplificata buona per uno smartphone di 4 anni fa. IL primo titolo Lego che mi ha lasciato parecchio perplesso e… cazzarola il 3D serve davvero a poco, soprattutto quando gli occhiali fannno sbarellare il riconoscimento del volto e tutto comincia a tremare e a sdoppiarsi.

Demo di Pokemon Sole/Luna: qualcuno ha un sedativo per scimmie? Il 3d non rompe, anzi è uno dei casi in cui si fa apprezzare.

Titoli Virtual Consolle: Al momento ho preso Super Mario Bros per NES e una raccolta di titoli Watch & Game che contiene anche quello che avevo io per GB Color: lacrimuccia in entrambi i casi e il 3d qui non c’è per ovvi motivi.

Gestione degli account Nintendo. Roba da lasciapassare A38 e mi fermo qui. Buono il sistema di fondi da ricaricare così poso acquistare una scheda in tabaccheria/ricevitoria e non do carte di credito in giro, alla fine chi vuol fregare qualcosa si trova solo i resti in centesimi di Euro.

Il baraccone pseudo social ereditato dalla Wii lo lascio perdere.

Il voto è un 8 pieno, se lasciassero perdere il 3D in Nintendo avrebbero tirato fuori una buonissima Consolle portatile che vanterebbe titoli che la farebbero vendere a occhi chiusi… e non per il sopraggiungere delle vertigini da 3D sfasato.

NB. La resa del 3d è buona ma se giocate in penombra e la telecamera vi perde o non capisce con quale angolo guardate lo schermo arrivano: sfarfallio, tremore delle immagini e sdoppiamento che ti fa perdere il senso dell’azione nel gioco. Titoli legati al marchio però lo supportano meglio anche come effetti (che non strafanno come in altre app o giochi), ciononostante comprare il 2DS significava chermo più piccolo ma consolle più grossa e preferivo il formato pieghevole di quella grande: alla peggio il 3d si può spegnere.