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Altolà

Dopo un mese di blocco quasi autoinflitto, per ragioni che esulano dagli argomenti di questa discussione, sono giunto ad un’amara conclusione: le funzioni di blocco di Facebook e Instagram non servono quasi a nulla, almeno per persone che appartengono ad una cerchia sociale entro i “quasi amici”.

Post trasversali di contatti comuni permettono di seguire di straforo le vicende ci chi ha/è bloccato, mancano i tag ma i post non vengono filtrati, addirittura vengono mantenuti i commenti su Instagram (anche se ogni tanto spariscono, facendo sospettare un glitch dovuto a difetti di progettazione della piattaforma), sul messenger di Facebook è possibile ricontattare il bloccato o il bloccante in privato, impedendo solo il commento diretto in pubblico, che dà sì fastidio, ma un molestatore non può sbilanciarsi più di tanto in pubblico. Mi sarei aspettato più rigore nella gestione della messaggistica privata che espone anche dati personali più sensibili, tipo il numero di telefono che seppur accessibile solo su autorizzzione diretta, resta alla distanza di uno o due click.

Ancora peggio per le foto su Facebook che disattivano il tag ma mantengono la ricerca sul testo per cui basta che ci sia il nome del contatto bloccato su una foto postata da un contatto ancora valido che la foto reta visibile.

Intendiamoci per contatti appartenenti ad una rete sociale esterna le restrizioni potrebbero essere sufficienti, m per chi è abbastanza vicino i filtri dovrebbero essere un po’ più rigidi, magari sarebbe il caso di adottare qualcosa di personalizzabile basandosi sul numero di contatti in comune, un livello di blocco “per te non esisto più”, perchè così va bene per i blocchi temporanei, non per quelli da “ergastolo telematico”

Analfabetismo indifendibile

Quasi vent’anni fa io e altri amici universitari lasciammo i laboratori della facoltà perchè si sarebbe tenuto un corso di alfabetizzazione informatica per impiegati della PA. Era l’epoca in cui il mezzo gigaertz di clock era appannaggio delle CPU per workstation, epoca in cui capire la frase precedente era roba davvero per pochi; Internet si era appena affacciata al mondo dei “normali”, ma era ancora veicolata da tutta l’utenza “tecnica” professionale e non.

Il mantra di Bill Gates nei primi anni ’90 era “un computer su ogni scrivania”, dieci anni dopo i politici lucani hanno tentato, facendo già i primi danni, “il computer in ogni casa”, Steve Jobs dieci anni fa è riuscito a mettere un computer in ogni tasca (anche se non tutti hanno una mela sul retro). Purtroppo la cosa va vista come un mezzo disastro.

Avere uno smartphone non è obbligatorio, usare WhatsApp non è obbligatorio, stare su Facebook neanche, ma la gente  spesso vuole tutto questo anche se non sa accendere un PC (e men che meno lo sa spegnere), ma se venti anni fa era qualcosa su cui si poteva soprassedere, oggi è un’ignoranza ai limiti del tollerabile.

Hai uno smartphone in tasca, uno smartphone è un computer che telefona come un cellulare, ergo sei moralmente obbligato a conoscerne il funzionamento, a conoscere come ci si comporta in rete, a saper gestire i codici che accompagnano smartphone e servizi ad esso associati, ne più ne meno nella misura in cui si è obbligati a conoscere il codice della strada e i rudimenti di meccanica necessari a guidare un’auto.

Invece mi sento dire da gente che ha meno dei miei anni (i sesantenni li giustifico ancora perchè indotti all’errore da figli e nipoti) tutta una serie di cose che mi fanno inorridire, e non esagero:

  • Email? Non ce l’ho / Non la conosco / ma a che ti serve? (Richiesta per mandare qualche allegato che resti privato o che pesa troppo… o per riconfigurare l’accrocchio)
  • Password? Io non me la ricordo proprio, non l’ho segnata o forse l’ho scritta da qualche parte a casa (password principale del dispositivo, mica quella di un servizio di cui si può fare momentaneamente a meno)
  • Questo è l’affare, io non so come si accende e sì TI leggi il manuale e poi me lo spieghi (stocazzo, metti un’inserzione e rivendilo che ci fai una figura migliore)
  • Ma perchè usi sito/blog/Google(search)? Non è meglio Facebook? (NO!)
  • QualunqueMessenger? Ma contattami su Facebook (non siamo amici e non ci tengo ad aggiungerti, già darti quel contatto mi espone a materiale informaticamente radioattivo e non voglio la Sindrome Cinese Testicolare).

Se vi riconoscete in questi comportamenti buttate il vostro smartphone, regalate il tablet al nipote e fatevi un cellulare Brondi (ma non configurate MAI il tasto per le chiamate d’emergenza diretto). Chi ha imparato a usare queste cose non deve essere punito facendogli ripulire i vostri casini, altrimenti sottoscrivete un regolare contratto di assistenza a pagamento, che diamine.

P.S. Alla lista personalmente aggiungerei anche:

  • Che usi a fare Flickr, Facebook è meglio!

Non l’ho messa sopra solo perchè è una cosa decisamente personale ma vi farei alla piastra, come un’okonomiyaki (sperando che l’accento ci vada 😉 )

Attenti al Social-Babau

L’ho letta almeno quattro volte in 24h, postata a ripetizione da chi arriva su Facebook saltuariamente e si ritrova la bacheca invasa da appelli bufala. Li capisco: è gente che non dedica molto tempo ai social e non si prende il tempo di controllare tutti gli appelli con Google. Il problema è che ci credono e rimbalzano bufale anche vecchie di mesi facendole riapparire ciclicamente. Ecco un consiglio: non solo non condividere la bufala (anche solo presunta), ma cancellatela, meglio, scrivete un commento sotto chiedendo di cancellare la bufala (magari nei commenti qualcuno ha fatto notare la cosa ma l’appello è rimasto). Non credete che, avendo poco tempo da dedicare a Facebook, sarebbe meglio avere solo notizie vere in bacheca?Torniamo all’appello specifico. Il testo che riporto sotto ha tra parentesi quadre i miei commenti e grassetto aggiunto da me, il resto è come è riportato nel blog da cui l’ho copiato, ma ne esistono divers versioni. Ho rimosso il riferimento alla persona citata dal finto appello per evitare che Google & C. lo associno per sempre alla cosa.

Appello da un’Amica… [i boccaloni nuotano in branco]

Ragazzi fate attenzione c’è un tizio che gira su Facebook, un certo $PINCO $PALLINO [gli omonimi ringrazieranno tantissimo] che ti chiede l’amicizia e poi non so come ti registra tramite web e fa un fotomontaggio per ricattarvi [Se hai un Mac ti fa anche la radiografia, che ‘ce vo’!]. Fate copia e incolla di questo messaggio a tutti i vostri amici…….. [Voi dovete fare esattamente il contrario] a tutti i miei amici ci chiedo cortesemente di fare il copia incolla di questo bastardo chiede amicizia a donne e poi fa montaggi x ricattare. Vi prego segnalatelo. [per i duri di comprendonio si replica]

(Testo ricavato da screenshot su www.davidpuente.it)

Analizziamo la prima parte. Chi è il tipo? Ha un nome e un cognome (nell’appello reale, qui ho usato un “segnaposto” che non identifichi nessuno in particolare) sarebbe facilmente identificabile se non fosse che quasi certamente ci sono degli incolpevoli omonimi. Ancora non vi squilla il campanello d’allarme bufalino? SEMBRA facilmente identificabile in realtà potrebbe benissimo esserci qualsiasi nome e spesso l’appello cambia “intestatario” a ogni nuova iterazione. Poniamoci due domande. La prima: se fossi un suo omonimo come mi comporterei nel caso qualcuno segnalasse il mio profilo causandomi un disservizio (profilo Facebook usato per scopi professionali)? Siete pronti ad assumervi la responsabilità di diffamare un innocente e ignaro sconosciuto? La seconda domanda: Se fosse così bravo coi computer, quanto ci vorrebbe per cambiare nome al profilo di Facebook o meglio, ad aprire decine di profili falsi con nomi fittizi e continuare ad agire indisturbato? Ha quindi senso indicare nome e cognomi precisi? No.

Come difenderci allora? Ve lo spiego dopo aver analizzato brevemente anche la seconda parte dell’appello

La seconda parte è quella che terrorizza e indigna chi di informatica non ne capisce nulla. Ancora una volta procediamo a piccoli passi e analizziamo con logica spiccia la cosa.

L’abilità del nostro predatore cibernetico starebbe nel filmare a insaputa della vittima, ritoccare quanto registrato e ricattarla per avere denaro o altro.

Qui bisogna stare attenti perchè chi fa queste cose esiste ma non agisce come viene detto nell’appello. Registrare qualcuno a sua insaputa è fattibile se si usa un computer o un cellulare compromesso in termini di sicurezza informatica ma bisogna farlo sempre quando la vittima è in condizioni di essere filmata: di fronte alla webcam, con uno sfondo che si possa eliminare in caso di necessità di ritocco (cosa tutt’altro che semplice), se il telefonino sta in tasca la cosa non funziona se si parla senza tenere il telefono di fronte a se la cosa diventa impossibile. Voi pensate che un criminale così esperto perda tempo in questo modo? Questo genere di predatori più verosimilmente convince le vittime a filmarsi in atteggiamenti equivoci facendosi passare per “signorine di facili costumi” pronte a fare altrettanto ma che registrano la sessione Skype (cosa decisamente più semplice e dal risultato molto più sicuro, perchè innegabile. Un fotomontaggio, invece, si può “smontare”). Quindi la seconda parte serve solo a creare panico e indignazione in chi non è tecnicamente preparato e, magari eccede coi selfie.

Ma se dovesse accadere davvero che qualcuno faccia cose simili come facciamo a difenderci?

Un tipo o una tipa particolarmente avvenente ci chiede l’amicizia su Facebook e i nostri ormoni guidano la nostra mano a spingere “accetta”. NO, FERMI! Vi ha contattati lei/lui quindi avete tutto il diritto di chiedere “Perchè?”, “Chi sei?”, “Come mi hai trovato?”, “Sei tu quella in foto?”. Ovviamente potrebbe mentire su tutto (e quasi certamente lo farà almeno in parte, anche se è un profilo legittimo). Come facciamo a capirlo?

Usiamo Google. Impariamo ad usare i suoi servizi di ricerca per immagini, se le foto sono rubate con Google la cosa viene fuori, Googliamo il nome associandolo a termini reperiti sul profilo di chi ci ha contattato (“modella Tizia”, “attore Caio”), cechiamo gli omonimi su Facebook che magari spuntano fuori i cloni.

La regola aurea è non diamo mai l’amicizia a chi non conosciamo almeno di vista. “Non date retta agli sconosciuti” su Internet (e quindi su Facebook, WhatsApp o Skype) vale doppio. 

Lo dico sempre ai puttanieri da tastiera: “mutande pulite o rischi di fare una figuraccia davanti al mondo intero”. Se volete giocare giocate con chi conoscete e mette sul piatto la stessa credibilità che mettete in gioco voi (e uno/a sconosciuto/a non potete sapere cosa mette sul piatto, no?).

FIDARSI MAI. Se poi si finisce a chattare o in videochiamata su Skype non fate nulla che non fareste davanti a vostra madre… o accettatene le conseguenze, denunciate alla Polizia Postale e la prossima volta state più attenti, basta che non rompete le scatole al prossimo su Facebook.

Siete arrivati fin qui, la testa vi gira e non sapete fare nemmeno un quarto delle cose che vi ho detto di fare. Oltre a non dare retta agli sconosciuti per voi vale dieci volte di più, nel dubbio che una notizia possa non essere vera, non condividetela.

Westworld stagione 1. Raffronto di opinioni

Quanto segue è nato come commento su Facebook a una pagina di wired con commento a Westworld illustrato da Zerocalcare, la metto anche qui perché nel 2018, quando finirà la seconda stagione del telefilm in oggetto su Facebook sarà introvabile.

Su qualche punto dissento con Zerocalcare, che, forse, ha fatto il giro largo per evitare spoiler, ma non rende giustizia alla serie scritta in modo sublime al punto da farmi temere una seconda stagione “moscia” (sull’effetto Lost concordo pienamente).

SPOILER SPOILER SPOILER
LEGGI A TUO RISCHIO E PERICOLO
SE POI “RONZOLI” LO STICAZZI È AUTOMATICO
1) Il dilemma etico ravvisato da Zerocalcare IMHO non è quello che volevano mettere in luce gli autori. Quello descritto non è nemmeno un dilemma. Chi frequenta il parco sa di interagire con bambole hi-tech per questo stuprano e ammazzano a cuor leggero, più o meno facciamo lo stesso giocando a GTA o simili. Il dilemma si pone quando alcuni di loro continuano a farlo nonostante si rendano conto che le “bambole” stanno sviluppando una coscienza, un Io ben definito, anche se indotto dall’esterno (e qui mi fermo).
2) il personaggio di Anthony Hopkins viene descritto da Zerocalcare come un idealista buono solo per la pensione quando invece è il fulcro di tutto (qui ci vorrebbe una funzione per mascherare il testo, ma pazienza) se mi passate il paragone Zerocalcare lo dipinge come John Hammond del film di Jurassic Park, mentre in realtà si dimostra più come quello del romanzo (se vi mancasse, leggetelo)
L’ultimo punto riguardante proprio Jurassic Park è palese se si considera il film che in più punti si rivela una versione beta del parco con i dinosauri.

Social Tag: istruzioni per l’uso

La metto giù piano.
Se Tizio vuol condividere qualcosa su Facebook la mette in bacheca, giusto.
Se Caio e Sempronio erano insieme a tizio giustamente verranno taggati dare la possibilità anche a loro di leggere subito i sagaci commenti degli amici di Tizio. E va bene. È giusto così!

A volte però Tizio esagera. A volte però Tizio esagera moltissimo. A volte Tizio la fa proprio fuori dal vaso! Di più: Tizio piscia proprio sul muro di casa di Caio e Sempronio. Perché lo fa? Per il motivo più antico al mondo: marcare il territorio.

Andiamo di esempio pratico.

Tizio organizza qualcosa o vuol promuovere una qualche iniziativa personale. Tizio tagga una congrua parte dei suoi contatti, mica solo i suoi amici Caio e Sempronio. Tizio così facendo raggiunge in un sol colpo le bacheche di tutti quelli che leggono i post degli “amici degli amici” (quasi tutti quelli che stanno su Facebook, insomma), anche se lui in bacheca non ce li ha. GENIALE? EH, NO, CARO TIZIO!

Facendo questa cosa ti qualifichi solo come un “FOTTUTISSIMO SPAMMER” uno di quelli che nella posta elettronica finisce nella cartella “Indesiderata”, perchè, pensaci caro Tizio: pensa alle notifiche che tutta la gente taggata riceverà a ogni cazzo di commento che faranno sotto al tuo post. Decine, se non centinaia di squilli inutili che possono anche costringere a silenziare il cellulare (e non sempre è cosa buona).

Cari Caio e Sempronio, non sentitevi in colpa a rimuovere il tag, non fatevi scrupolo a chiedere a Tizio di NON FARLO PIÙ e, se Tizio perseverasse nell’errore, MANDATELO AFFANCULO SENZA RIMORSI perchè è lui a chiederlo.

Caro Tizio, vuoi mantenere le tue amicizie social? Non taggare mai a sproposito (cioè nel caso 2) più di dieci persone. Anzi già oltre i 5 contatti taggati il rischio di lamentele è alto.

Io ve l’ho detto.

Creative Commons for dummies

Watermark FotoCome già detto in altri post un qualsiasi contenuto messo sul web non è automaticamente messo a disposizione per chiunque, il normale copyright vale, ma oltre al copyright ci sono diverse licenze che permettono usi più o meno liberi dei contenuti in oggetto: il Pubblico Dominio permette di usare un contenuto liberamente (fatto salvo il divieto di appropriarsi della paternità dell’opera) e poi, quelle che ci interessano le licenze che vanno sotto il nome collettivo di Creative Commons.

Le Creative Commons sono licenze che garantiscono sempre due cose: la paternità dell’opera e l’obbligo di ridistribuire il contenuto con la stessa licenza in caso di pubblicazione dello stesso contenuto o di una sua variante (ma delle varianti parliamo sotto). In parole povere io pubblico una mia foto sotto Creative Commons, Tizio vede la foto e la vuole per un articolo o un blog o per una voce di Wikipedia, Prende la foto, la mette insieme al suo testo e sotto la foto o in una nota a margine mi accredita lo scatto e NON mette Riproduzione riservata anche alla mia foto ma se il suo articolo è sottoposto a Copyright, deve escludere da esso la mia foto con una banale dicitura tipo “Vietato riprodurre il testo dell’articolo, Immagine xx di xxxxx rilasciata sotto Creative Commons…”.

Da quando ho cominciato a fotografare in digitale (12 anni fa, ormai) Ho sempre usato una licenza Creative Commons e mi sono sempre servito di Flickr per distribuirle anche in formato originale, col risultato (abbastanza lusinghiero per un fan/fotografo amatoriale) di vedere la propria foto associata alle pagine di Wikipedia di svariati attori che hanno ricoperti ruoli in Star Trek (anche il Capita dei capitani J.T. Kirk), senza che io facessi nulla per mettercele. Un’ottima palestra per scoprire da se quale stile rende e quale no, adesso potrei pure mettere un piede nel settore di distribuzione via Micro stock (non ho grosse prospettive, solo rientrare di qualche spesa o riuscire ad arrotondare i risparmi per qualche ottica nuova).

Con Facebook usare la Creative commons è particolarmente difficile in quanto bisogna trasferire i diritti di distribuzione ad esso, cosa vietata dalla CC; come conciliare allora i due aspetti? Io ho risolto (spero) modificando eventuali scatti in modo da essere malamente distribuibili, usando un watermark pesantissimo, tagliando parti generose dell’immagine e/o riducendo la risoluzione a valori buone al massimo per un bannerino (parlo dell’intero fotogramma, se lo scatto andasse ulteriormente croppato l’area utile diventa minore), costringendo chi la vuole a rivolgersi a Flickr e quindi accettando la Creative commons in uso per quell’immagine.

Come faccio in caso mi accorgo di violazioni della licenza o di uso impropriodi una mia immagine?

  1. Chiedo gentilmente la rettifica.
  2. Se la richiesta resta inascoltata aggiungo i crediti nei commenti linkando anche la pagina della Creative Commons
  3. Se fanno ancora orecchie d mercante li trolleggio su Facebook mostrandoli per i ladri di polli che sono

Fino ad ora hanno sempre sistemato o rimosso la foto, eppure non chiedo soldi, solo due minuti di uso consapevole della tastiera.

Diritti sPOSTati

Dopo l’ennesima condivisione serve un punto fermo da ricondividere all’occorrenza per cui riscrivo qui quanto già detto su Facebook, integrando anche qualcosa.

Non basta un post in legalese per proteggere la vostra privacy da Facebook, o per far valere copyright o quant’altro. PER ISCRIVERVI AVETE ACCETTATO CLAUSOLE CHE CEDONO L’USO DEI VOSTRI CONTENUTI A FACEBOOK. Come potete difendervi? Evitando di pubblicare i dati sensibili che non volete condividere col mondo intero. Per citare “qualcuno” evitate di farvi foto (o, almeno, di mettere su Internet) che non volete far vedere a vostra nonna. Non esiste amico fidato che non possa perdere il cellulare in strada, che non possa venire derubato, che non prenda virus che espongano il contenuto delle proprie memorie elettroniche a gente senza scrupoli, che al primo torto non si vendichi sputtanandovi sul web. Pensare che basti un post su un social a proteggere i propri contenuti è come fidarsi di un giubbotto antiproiettile fatto con la carta igienica bagnata, pensare a quanto sia opportuno pubblicare qualcosa PRIMA di farlo è l’unica cosa che protegga davvero

Se proprio volete negare diritti sulle vostre foto a Facebook avete due possibilità: cancellarvi del tutto dal social network richiedendo la rimozione di tutto quanto (cosa che comunque faranno con calma) oppure rendere le vostre foto poco appetibili con filigrane (quelle scritte che vengono sovraimpresse) abbastanza difficili da rimuovere senza tagliare malamente la foto. Questa è la soluzione che ho adottato per le mie foto. Un bollino che copre un intero angolo della foto che, tra l’altro dice pure come è stata rilasciata la foto (non che questo previene da un uso illecito, come già detto), uno che vuole prendersi la foto senza riconoscermene nemmeno la paternità dovrebbe tagliare la foto in modo pesante o editarla in modo che non mi verrebbe difficile dimostrare la proprietà dello scatto semplicemente esibendo il file raw (il file fotografico coi dati grezzi del sensore) completo.

Foto in Facebook? No, grazie.

Giorni fa l’ennesima spiegazione, con polemica inclusa, sul perchè non uso Facebook per tenere le foto.

Poiché a giorni potrei dover rifare il discorsetto a più persone ho deciso di fare questo post da riportare per bene anche su Facebook.

Facebook è un social network, serve cioè a interconnettere persone con le quali condividere informazioni (anche i contenuti multimediali lo sono), ma Facebook non è il Web, non potrebbe esserlo per come è strutturato e costruito. E’ già traballante così com’è, figuriamoci se dovessimo mettere tutto là dentro.

Il World Wide Web è ciò che oggi la “massa di persone non informaticamente edotta” identifica con Internet. In realtà è solo una parte di essa, quella che ci interessa al momento ma non la sua totalità, quindi qui farò distinzione parlando di Internet e Web.

Prima di Facebook esistevano altri social Network. Accanto a quelli “generalisti” come poteva essere MySpace (che esiste ancora ma è l’ombra sbiadita di sè stesso), ce n’erano altri più specialistici, dedicati a particolari categorie di utenti. Molti ancora tengono botta e si sono affiancati a Facebook pur non facendo più i numeri di una volta. Ci riescono proprio perchè specializzati in un singolo settore.

Quando nel 2006 passai alla fotografia digitale fu a quello che all’epoca era il migliore portale social per le foto digitali: Flickr. Aveva profili di iscrizione gratuiti per pover’user e a pagamento per power user, dopo un paio di mesi di uso avevo già esaurito la quota di foto  dell’abbonamento gratuito così ho attivato un abbonamento a pagamento che ancora uso.

Perché pagare un servizio disponibile anche gratuitamente su internet (sì, a qualcuno bisogna spiegare pure le cose ovvie, portate pazienza). Perché si è soddisfatti dei servizi offerti, impossibile da erogare se non si pagasse qualcosa.

Flickr, è più tardi i suoi concorrenti cosa offrono a un fotografo digitale? (Amatoriale o professionista che sia).

  1. Spazio illimitato.
  2. Numero di foto illimitato.
  3. Visualizzazione ottimizzata per le immagini.
  4. Possibilità di gestire più risoluzioni delle stesse immagini, comprese la risoluzione originale.
  5. Visualizzazione dei dati di scatto.
  6. Creazione e gestione di librerie di foto pescando anche da altri utenti.
  7. Nessuna necessità di diventare “Amico di…” puoi essere semplicemente interessato ad un particolare fotografo e seguirlo.
  8. Possibilità di gestione delle licenze d’uso.
  9. Visualizzazione delle foto a chiunque sia interessato, senza quote raggiungibili solo a pagamento.
  10. Possibilità di condividere la foto tramite link diretto con altri social o via email (nessun bisogno di fare allegati elefantiaci.)

Perchè non uso Facebook per le foto? La risposta breve e che i punti: 3, 4, 5, 6, 8, 9 e 10 neanche sa coa siano. Al mio profilo di facebook vogli o far accedere persone con le quali ho qualcosa da dire, se per strada ci limitiamo solo ad un cenno del capo e non abbiamo interessi in comune allora possiamo semplicemente visitare l’uno il sito dell’altro senza arrivare all’interazione sociale obbligatoriamente. Su Flickr possiamo essere perfetti estranei e accedere alle foto che posto sul portale, su Facebook no. è più pratico.

Perchè non faccio un duplicato su Facebook delle foto degli eventi? Perchè banalmente non ho larghezza di banda per caricare due volte le stesse foto.

Stare alle regole di privacy e gestione del copyright schizofreniche di Facebook, e non alle reole certe di Flickr? Sono mica scemo!

Pago per stare meglio e per offrire un servizio migliore a chi mi segue e dovrei usare Facebook per offrire un servizio pessimo ma più social a gente che sa “usare” solo facebook ma non il resto del Web? ESTICAZZI! IMPARATE A PARCHEGGIARE SE VOLETE GUIDARE!

NB da marzo 2015 la mia presenza su Flickr sarà limitata per le nuove condizioni di uso e le nuove fasce di abbonamento decise da Yahoo! Tuttavia quanto detto sopra non cambia di una virgola se applicato al nuovo portale a cui sono iscritto: Ipernity

Le cose da NON dire a un fotografo.

Su Facebook mi sono ritrovato in bacheca una di quelle classifiche che fanno presto a diventare dei meme, già divisa in cartelloni da far girare slegati. La cosa che racconta è  di quelle tragicomiche: quando le racconti fanno ridere, quando te le dicono, soprattutto se il destinatario è un fotografo professionista, si rischia la gaffe. Come fotografo amatore mi sono trovato in due o tre di queste situazioni, quindi per il bene di alcuni di voi che seguite questo blog a cui potrebbero fischiare le orecchie, vi commento punto per punto in modo semiserio.(*)

 

1 – La tua reflex fa delle foto stupende.

 

Questa è una delle gaffe che si fanno più spesso. una macchina fotografica senza la visione della fotografia di chi la sta usando è nulla. sia che si stia parlando di un professionista affermato che dell’amico amatore. Nel primo caso rischiate che il vostro interlocutore si offenda (a ragione).

2 – Tanto poi mi ritocchi con Photoshop, vero?

Qui distinguiamo i due casi:

  • Fotografo Amatoriale: non è detto, il ritocco con Photoshop porta tempo, quindi si fa solo se è strettamente necessario o si vogliono raggiungere determinati risultati artistici.
  • Fotografo Professionale: la tariffa sale, anche di molto se il ritocco non è “base”, sicuri di voler essere ritoccati?

Cio che non si capisce è che il fotoritocco è qualcosa in più, che porta tempo (e per questo si paga a parte, se non rientra nelle correzioni di base), qualunque persona voglia definirsi un “fotografo” cercherà sempre di scattare la foto migliore possibile, in caso di errore, Photoshop non fa miracoli e non basta “premere un bottone” o armeggiare col mouse. Il ritoccatore fotografico è una professione a sè e come tale va retribuita.

3 – Come mai lo sfondo è così sfocato?

Perchè così dev’essere.

Soprattutto se ci si rivolge a un professionista, fate finta di rivolgervi a un pilota di aereo o a un’astronauta… o a Schumacher. Vi sognereste mai di dar loro consigli su come pilotare i loro mezzi?

4 – Dai, tanto sono giusto due scatti.

Qui state svalutando il lavoro dell’amico o del professionista al solo scopo di chiedergli un “favore” o uno sconto. Partite col piede sbagliato, date retta a me.

5 – Fammi le foto gratis che poi ti faccio pubblicità.

Questa è esclusiva dei professionisti. MAI DIRE UNA STRONZATA DEL GENERE. E se per voi non è una stronzata, pensate se vi chiedessero una giornata di lavoro senza stipendio, promettendovi solo una pacca sulle spalle davanti al capo.

Ovviamente per gli amatori non si applica (se chiedessero un pagamento sarebbero abusivi, da denunciare alla GdF), ma anche prestando la propria opera gratuitamente, potrebbero esserci dei vincoli di licenza che sarebbe bene rispettare.

6 – Porta la reflex così fai qualche foto

Se lo dite a un amatore, fate conto che avete appena invitato un vampiro in casa vostra. Potreste pentirvi amaramente di averlo fatto. 🙂

Se lo dite a un professionista, anche se amico o parente beh è come dirgli “guarda t’invito, ma non ti scoccia se lavori pure? Ovviamente gratis!

7 – Fai tutto in bianco e nero tranne un particolare

Qui vale quanto già detto per il punto 2. In caso di fotografo amatoriale non mettete troppi vincoli alla sua tecnica perché potreste avere risultati non di vostro gusto (mentre il vostro amico vi mostrerà gli scatti tutto orgoglioso). Lui sa cosa può offrirvi meglio di voi, per il semplice fatto che se è un fotografo amatoriale serio, farà una selezione spietata degli scatti che vi mostra e solo lui sa quante ne butta e perché.

(personalmente da qualche anno non mostro più gli scatti appena usciti dalla reflex, tranne per le persone più insistenti a cui le mostro talmente rapidamente da non fargli capire gran che, le foto escono al pubblico già selezionate e corrette)

8 – Fammi venire bene, mi raccomando.

“Perché il mio scopo è fare delle bruttissime foto, vero?”.

Chi spara questa perla fa meno danni quando si morde la lingua.

9 – Bella questa foto. Me ne fai una uguale?

Avete detto l’ennesima cavolata, perchè due foto uguali semplicemente non esistono, se si vuole una posa simile, beh, dovete essere capaci voi di assumere tale posa e lì, si spera, vi renderete conto che la cosa non è così automatica. Se invece volete proprio le stesse sfumature di colore o gli stessi effetti di colore, beh rischiate una delusione, soprattutto se siete pignoletti e non andate oltre il punta e clicca col cellulare.

Il professionista potrebbe volervi accontentare, pagando si ottiene questo e altro.

10 – Puoi farmi più magro/a?

Vedi punto 2

Caso personale: vi dico di no!

11 – Con quella macchina le faccio bene anche io.

Col professionista, ammesso che accetti ancora l’incarico, minimo, vi siete giocati lo sconto.

Col fotoamatore vi faccio il mio caso personale: Prendo la mia attuale reflex (una D80 della Nikon) e ve la metto al collo, dopodiché vado a mettermi in posa controluce. “Scatta!” Vi assicuro che 8 persone su 10 si perdono quando non vedono apparire nulla sullo schermo, nonostante io dia sempre tre istruzioni base: inquadra dal mirino: lo schermo non serve a inquadrare; questa e la ghiera dello zoom (lo metto in grandangolare), premi il pulsante prima a metà per mettere a fuoco, poi fino in fondo per fare la foto. Lo zoom non lo alzo mai. Dello schermo vi ho detto; alcuni evidentemente temono che girando la ghiera dello zoom la reflex possa esplodere; alcuni mettono a fuoco alla CdC, nessuno mi chiede del flash che in modalità a priorità di diaframmi va alzato con l’apposito tastino e non scatta automaticamente per compensare l’esposizione. (e concedetemela una bastardata: l’ha detto lui che la sapeva usare!)

12 – Il tuo lavoro è facile, basta premere un bottone.

Ve lo dico con tutto il bene possibile: hanno appena prenotato a vostro nome un biglietto di prima classe, posto finestrino (per farvi fotografare il panorama), sul treno per affanculo!

13 – Puoi togliere la tua firma dalle foto?

Anche qui, se lo fate in buona fede, sappiate che state per far arrabbiare il fotografo. Chi lo chiede, di solito, vuol fregare la foto. fate un po’ voi!

14 – Con l’iPhone vengono uguali.

Fate da soli. Assemblatevi la risposta usando le risposte dei punti 1, 11 e 12. e studiatevi cose come la profondità di campo. Se non volete studiare, TACETE.

15 – Posso stamparla da Facebook.

NO NO NO NO NO NO NO NO NO NO

(*) Io l’ironia della cosa rivolta ai fotografi l’ho capita, spero che voi capiate la mia ironia rivolta all’utonza!

Pillole di netiquette

La netiquette è il galateo della rete, come il galateo, per molti neofiti sembra essere ormai solo un insieme di regole buone solo a rompere i… Peggio del malcostume del neofita, a cui semplicemente manca la conoscenza di tali regole c’è solo il malcostume indotto dal funzionamento, sbagliato, dei vari portali di social network. Se siamo scampati alle orride pagine di MySpace, però, molti di noi sono adesso vittime incolpevoli del flood informativo delle applicazioni di Facebook; vediamo come porvi rimedio, almeno in parte.

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